Disney’s Brother Bears

Confezione di Disney’s Brother Bear per Game Boy Advance.

Disney’s Brother Bear è un videogioco del 2003. Basato sull’omonimo film, è stato sviluppato sia per PC che per Game Boy Advance. Al primo ci ha lavorato la KnowWonder Digital Mediaworks, mentre al secondo la Vicarious Visions. A distribuirlo è stata la Disney Interactive.

Tratto da un film d’animazione, questo videogioco dà la possibilità di ripercorrere il viaggio intrapreso dai due orsi Koda e Kenai verso la montagna dove le luci toccano la terra. Dal momento che sono i personaggi principali della storia, lì si potrà muovere entrambi. Infatti i due orsi hanno compiti differenti e ben specifici durante tutta l’avventura.

Un esempio di livello di Disney’s Brother Bear.

Le ambientazioni sono quattro: foresta innevata, caverna di ghiaccio, valle di fuocomontagna. Ognuna di esse è caratterizzata da cinque livelli, dove i due protagonisti dovranno raccogliere bacche per aumentare il numero di vite e trovare tutti e tre i totem. Il quinto livello è chiamato “caccia“. Lì il giocatore dovrà fuggire da Denahi, accedendo così ad una nuova tappa del viaggio.

Il videogioco presenta anche una serie di mini-giochi, divisi in: scivolate, corrispondenze e pesca al salmone. Anche “scorciatoia del mammut” può essere considerato un mini-gioco che, a differenza degli altri, permette di passare subito al livello successivo.

Trattandosi di un PEGI 3+, Disney’s Brother Bear presenta una difficoltà bassissima. Quando lo acquistai anni fa per il Game Boy Advance SP, ci ho messo infatti un solo giorno per completarlo. E ricordo di aver continuato a giocarci anche successivamente, soprattutto nei momenti di assoluta noia.
Penso di aver detto tutto, quindi la nostra recensione termina qui. A presto miei cari Sognatori e mie care Sognatrici e ricordate: “sognare significa viaggiare e viaggiare significa vivere mille avventure“.

Dragon Trainer 2: Il Videogioco

Copertina di Dragon Trainer 2: Il Videogioco per Wii U.

Dragon Trainer 2: Il Videogioco è stato sviluppato da Little Orbit LLC in occasione dell’uscita al cinema dell’omonimo film nel 2014.
Compatibile con la maggior parte delle console, questo videogioco non presenta nessuna trama di fondo, che possa essere collegata al film d’animazione.

Il giocatore è libero di scegliere il personaggio con cui giocare e, di conseguenza, il drago da cavalcare. Sono sei i cavalieri in totale:

  • Hiccup con la Furiabuia di nome Sdentato;
  • Astrid con l’Uncinato Mortale ovvero Tempestosa;
  • Gambedipesce con il Gronchio noto come Muscolone;
  • Moccicoso con l’Incubo Orrendo chiamato Zanna Curva;
  • Testabruta e Testaditufo con il Bizzippo noto come Rutto e Vomito.

Questo videogioco presenta sia la modalità single player che la multiplayer. La prima dà la possibilità al giocatore di esplorare liberamente l’Isola di Berk, scoprendo luoghi remoti e nascosti. Inoltre ci si può cimentare in tre diverse sfide: volo, colpire il bersaglio e recuperare più pecore possibili.

Testabruta e Testaditufo in sella al loro Bizzippo in Dragon Trainer 2: Il Videogioco.

Ciascuna sfida permette di raggiungere un proprio record. Più sarà alto, più ci si avvicinerà al titolo di miglior cavaliere dei draghi. Quest’ultimo potrà essere conteso con gli altri cavalcadraghi, qualora si decidesse di sfidarli.

La seconda invece permette ovviamente di sfidare un proprio amico in uno dei mini giochi presenti nell’altra modalità citata poco fa.

Quando si raggiunge un certo punto del gioco, si avrà la possibilità di sbloccare altri due cavalieri dei draghi, con cui si potrà successivamente giocare.

Adesso veniamo a noi. Ho acquistato Dragon Trainer 2: Il Videogioco un bel po’ di tempo fa, dopo l’uscita al cinema del film. Pensavo di avere fra le mani un’epica avventura e devo ammettere che sono rimasto un bel po’ deluso da questo titolo.

Hiccup esplora l’Isola di Berk insieme a Sdentato in Dragon Trainer 2: Il Videogioco.

Mi aspettavo un videogioco d’avventura e d’azione con delle missioni da completare per proseguire con il corso della storia. E invece mi sono trovato davanti un titolo basato su tre sfide per raggiungere un certo punteggio, così da decretare il miglior cavaliere dei draghi.

E’ vero che ho apprezzato la possibilità di scegliere il personaggio, di sperimentare con ognuno di essi e di esplorare liberamente l’isola, ma mi aspettavo davvero qualcosa in più da un titolo del genere.

L’ho trovato un bel po’ ripetitivo e a lungo andare può causare noia. Per farla breve, ci si può facilmente stufare. E’ quello che è successo a me in pratica e devo ammettere che mi pento un po’ di aver speso una bella cifra per questo videogioco.

Naturalmente è soltanto la mia opinione, quindi siete liberissimi di acquistarlo e di provarlo voi stessi. Penso di aver detto tutto, quindi la nostra recensione termina qui. A presto miei cari Sognatori e mie care Sognatrici e ricordate: “sognare significa viaggiare e viaggiare significa vivere mille avventure“.

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Grand Theft Auto San Andreas

Copertina del videogioco Grand Theft Auto San Andreas.

Grand Theft Auto San Andreas è un videogioco d’azione e d’avventura, sviluppato dalla Rockstar North e pubblicato dalla Rockstar Games.

Ambientato a San Andreas, Carl Johnson, detto “CJ“, torna nel suo stato natio per il funerale di sua madre. Scopre che la Grove Street Families, una gang di Los Santos di cui ha fatto parte in passato, vive una situazione difficile. La maggior parte dei territori sono sotto il controllo di altre gang rivali. Anche gli affari non vanno affatto bene.

Ed è così che CJ decide di restare. La sua missione sarà riscattare il proprio nome e riconquistare la fiducia della sua gang, perduta dopo la morte di suo fratello Brian. E aiuterà soprattutto la Grove Street Families a riconquistare l’onore e l’orgoglio perduto.

Dopo aver parlato della trama, passiamo all’analisi di questo titolo, sviluppato inizialmente per la Play-Station 2. Questo videogioco ha portato alcune rivoluzioni all’interno di questa saga.

La prima novità è rappresentata dalla possibilità di caratterizzare Carl Johnson, il nostro protagonista. Si può cambiare il taglio di capelli e anche l’abbigliamento. In oltre si può interagire con alcuni personaggi, in particolare diverse ragazze con cui lui potrà instaurare una relazione durante il gioco. Si potrà interagire anche con alcuni ambienti, come i fast food e le discoteche.

La Grove Street Families in Grand Theft Auto San Andreas.

Un’altra novità è stata l’introduzione delle gang all’interno del videogioco. Los Santos è un territorio da conquistare.
Essendo tale, ogni famiglia cerca di mantenere la propria egemonia sui propri territori e soprattutto di espandersi.
La Grove Street Families non fa certamente eccezione e durante il gioco avremo la possibilità di affrontare le altre gang per il possesso dei territori.
Ogni famiglia ha le proprie caratteristiche, facilmente riconoscibili dall’abbigliamento e anche dal tipo di auto.

Per poter affrontare ogni genere di missione primaria oppure secondaria, San Andreas è disseminata di armi di ogni genere. Si possono trovare ovunque oppure acquistarle all’interno di un’armeria.
Per quanto riguarda invece i veicoli, sono anch’essi tanti e sono tutti ispirati a quelli esistenti nella vita reale. Alcuni di essi permetteranno anche di svolgere delle missioni speciali. Un comune taxi ci potrà permettere di trasportare dei passeggeri. Una volante della polizia ci permetterà di far rispettare la legge e così via.

Mappa con leggenda di Grand Theft Auto San Andreas.

A proposito di San Andreas, quest’ultimo è uno stato immaginario ispirato a quello della California e del Nevada. E’ composto da tre territori: Los Santos, San Fierro e Las Venturas. Sono collegati attraverso immensi ponti, lunghe autostrade, linee ferroviarie e così via. Il paesaggio è caratterizzato da grandi metropoli, piccoli centri, campagna, deserti, montagne e così via.

Dopo aver parlato delle caratteristiche di questo videogioco, passiamo alle considerazioni personali. Grand Theft Auto San Andreas è un videogioco che appartiene alla mia preadolescenza. Ricordo che ci ho passato diversi pomeriggi e non so quanto ho bestemmiato ed imprecato ogni volta che fallivo una missione.

E’ un videogioco violento e forse anche un po’ diseducativo, perché impersoniamo un protagonista che non è dalla parte della legge. Tuttavia, la sua storia è affascinante. Ti prende totalmente e finisci per sentirti parte della Grove Street Families. Provi astio verso le altre gang rivali e spesso ti fai prendere dal desiderio di vendetta. O almeno è ciò che ho provato io, quando ci giocavo. E ci tengo a precisare che sono più che sana di mente. Questo videogioco non ha distorto la mia realtà, perché so benissimo che non fa parte di quest’ultima. E’ finzione in pratica.
Penso di aver detto tutto, quindi la nostra recensione termina qui. A presto miei cari Sognatori e mie care Sognatrici e ricordate: “chi sogna, viaggia“.

Injustice Gods Among Us

Copertina di Injustice Gods Among Us

Injustice Gods Among Us è un videogiocho di combattimento del 2013, sviluppato da NetherRealm Studios (creatori della famosa serie videoludica Mortal Kombat). Vi parlerò di questo titolo toccando i seguenti punti: trama, gameplay e sonoro.

Trama

Un piano del Joker ha portato Superman alla pazzia. L’ eroe ha infatti ucciso Lois Lane, il figlio che ella portava in grembo e l’amico Jimmy Olsen, credendo che fossero Doomsday e dei suoi alleati. Per vendetta l’ultimo figlio di Krypton ha ucciso il criminale e posto il mondo sotto una ferrea dittatura.
Terra Unita (questo il nome dato a questa realtà alternativa) è divisa in due fazioni: la Dittatura di cui fanno parte molti eroi e criminali dalla parte di Superman, e l’Insurrezione, guidata da Batman ed opposta al regime.
Molti membri di questa fazione, tra cui Freccia Verde, sono stati uccisi e, trovatosi alle strette, il Batman alternativo decide di portare sulla loro terra eroi provenienti da una dimensione dove il piano del Joker non ha  mai avuto successo.

Combattimento in Injustice Gods Among Us

Gameplay

Il sistema del gioco del titolo è quello del più classico picchiaduro ad incontri ed avremo a nostra disposizione anche varie parti dello scenario con cui interagire, a seconda del medesimo e del genere di lottatore con cui giocheremo. Avremo anche accesso alle “Super” mosse speciali che ci permetteranno di fare ingenti danni al nostro nemico.

Sonoro

Da segnalare il fatto che come canzone di chiusura potremo trovarne una del famoso gruppo Depeche Mode.
In conclusione se siete sia fan dei picchiaduro che dei personaggi dell’universo Dc, questo è il gioco che cercate. La trama è scritta in modo ottimo e i vari finali che si potranno sbloccare per ogni personaggio non sono esenti da colpi di scena. Vi segnalo anche che da questo gioco è stata tratta una serie omonima di fumetti, che racconta più in dettaglio le vicende che hanno portato alla divisione presentata nel gioco.
Detto questo, vi saluto e vi do appuntamento ad una prossima recensione e ricordate: “leggete con il cuore e pensate con la mente”

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Anarchy Reigns

Copertina di Anarchy Reigns per PS3.

Anarchy Reigns è un gioco di genere beat’em up, prodotto da Platinum Games e pubblicato da Sega. Il gioco è ritenuto un seguito spirituale di MadWold (gioco dello stesso genere, distribuito invece per Nintendo Wii).
Ora andò a parlarvi in dettaglio del titolo toccando i seguenti punti: trama, gameplay, sonoro e critica.

Trama: siamo in un futuro distante e la terra è straziata da guerre atomiche e armi biochimiche. In questo futuro post-apocalittico le bande di mutanti e altri pazzi intossicati da quello che rimane delle sostanze tossiche delle guerra scorrazzano liberamente.
Nelle piccole periferie dove gli attrezzati cyborg della polizia non arrivano, l’unico organo a cui i cittadini possono rivolgersi è uno: la gilda dei cacciatori di taglie.
Il nostro protagonista, Jack Cayman ha l’ incarico di trovare e uccidere Maximilian Caxton, agente di polizia che pare abbia rubato un importante tecnologia.

Jack Cayman, protagonista di Anarchy Reigns

Gameplay: il gioco si presenta più come un Musou, ovvero un gioco dove dovremmo sconfiggere diverse orde di nemici, i quali ci daranno punti per sbloccare dei mini-giochi che, a loro volta, ci daranno accesso alle missioni della trama principale.
Il gioco presenta inoltre un vasto comparto di modalità multiplayer, che vanno dal tutti contro tutti al “cattura la bandiera”.

Sonoro: le musiche, che accompagnano la nostra avventura, sono in pieno stile film anni 80. Abbiamo pezzi rock per poi passare al rap, senza però dimenticare ovviamente il metal.

Critica: gli esperti concordano nel dare ad Anarchy Reigns voti che vanno dal 6 al 9. I problemi che potreste riscontrare in questo titolo sono solo alcuni movimenti fastidiosi di telecamera.

In conclusione mi sento di consigliare questo titolo a tutti coloro che sono in cerca di qualcosa di nuovo. La storia potrà suonarvi già vista o banale, ma fidatevi, saprà sorprendervi.
Detto questo, vi saluto e vi do appuntamento ad una prossima recensione e ricordate: “leggete con il cuore e pensate con la mente”.

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Sphinx e la mummia pasticciona

Copertina di Sphinx e la mummia pasticciona per la Play-Station 2.

Sviluppato da Eurocom e pubblicato da THQ, Sphinx e la mummia pasticciona (Sphinx and the cursed mummy in lingua originale) è un videogioco d’azione in terza persona, ispirato alla mitologia dell’Antico Egitto ed è stato rilasciato per console come Play-Station 2, X-Box e GameCube.
La storia ha inizio con Sphinx, un semi-dio dall’aspetto per metà leone e l’altra metà umana, a cui il maestro Imhotep affida l’incarico di recuperare insieme ad Horus la spada di Osiride, un’antica arma nascosta da qualche parte nella pericolosa e temibile terra di Uruk. Durante la missione la situazione si complica e il nostro protagonista finisce in un altro mondo, dove salva la vita al faraone Tutankhamon (o meglio a ciò che resta di lui ovvero la mummia) da una strana macchina capace di prendere l’anima e di dividerla, per poi inserirla in alcuni vasi canopi. Distrutta quest’ultima, la mummia, Akhenaten (fratello maggiore del faraone) e il suo complice vengono trasportati da un misterioso portale in un luogo sconosciuto al nostro eroe e al suo maestro.
Si scoprirà così che dietro a questo evento e dietro a molti altri c’è lo zampino di Seth, il dio del caos, che ha intenzione di mettere in atto un’oscuro piano malvagio e spetterà a Sphinx con l’aiuto della mummia del faraone Tutankhamon fermarlo.

Sphinx affronta alcuni nemici in un livello di Sphinx e la mummia pasticciona.

Dopo aver parlato della trama, passiamo all’analisi del gioco.
Dal punto di vista grafico, Sphinx e la mummia pasticciona presenta ambienti semplici e a volte scarni, ma riesce comunque a creare una certa suggestione, un certo fascino soprattutto quando si tratta delle città, che sembrano quasi realistiche e ricordano appunto il lontano e antico mondo dei grandi faraoni.
Per quanto riguarda invece i personaggi, il giocatore avrà la possibilità di muovere sia il semi-dio che la mummia, in quanto ciascun livello è stato strutturato per sfruttare al meglio le abilità di entrambi. Per fare un esempio, mentre Sphinx presenta una buona prestanza fisica per affrontare gli ostacoli e per combattere sia normali i nemici che i boss (può usare diversi tipi di armi a suo favore), la Mummia non ha la sua stessa fisicità e tutte le sue abilità sono legate al suo status di non morto: può prendere fuoco, può diventare un ottimo conduttore di energia elettrica e può persino diventare una sottiletta facendosi schiacciare. E’ esattamente così che riesce a superare gli ostacoli e ad avanzare, tanto nulla può nuocere al suo corpo.

La Mummia di Tutankhamon trova un oggetto durante un livello di Sphinx e la mummia pasticciona.

E adesso passiamo alle considerazioni personali.
Sphinx e la mummia pasticciona è un videogioco che appartiene alla mia infanzia, se non addirittura alla mia adolescenza. A causa di una non voluta cancellazione dei dati del gioco all’interno della memory card, non sono mai riuscita a concluderlo. Tuttavia, ricordo benissimo la mia esperienza di gioco fino al punto in cui ero arrivata e devo ammettere che mi è piaciuto parecchio, nonostante abbia spesso imprecato o bestemmiato in alcuni momenti. Sarà che ho sempre amato l’Antico Egitto, sarà che sono rimasta affascinata dall’ambientazione e soprattutto dalla storia, dalla leggenda legata al personaggio di Sphinx (che ovviamente non vi svelerò né adesso, né mai) e sarà anche che ho amato alla follia i livelli con la mummia perché alquanto esilaranti, se sono qui adesso a recensire e a consigliarvi di recuperare questo videogioco e di aggiungerlo alla vostra collezione.
La nostra recensione termina qui. A presto miei cari Sognatori e mie care Sognatrici e ricordate: “chi sogna, viaggia“.

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Barnyard Il Cortile

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Copertina di Barnyard Il Cortile per la Play-Station 2.

Sviluppato dalla Blue Tongue Entertainment e pubblicato dalla THQ, Barnyard Il Cortile è un videogioco tratto dall’omonimo film ed è stato rilasciato per le maggiori console e piattaforme come per esempio Play-Station e PC.
La storia è raccontata dal toro della fattoria e inizia quando arriva un nuovo animale nell’aia: una mucca, le cui caratteristiche come razza, sesso e nome saranno decise dal giocatore stesso. Completata questa prima fase, si entra nel vivo del gioco e si comincia con l’esplorazione della nuova casa e di conseguenza con la socializzazione con gli animali che ci abitano già lì, i quali daranno importanti ed utili informazioni durante tutto il corso dell’avventura.
Dal momento che Barnyard Il Cortile è un videogioco d’azione, presenta la modalità tipica del giocatore singolo, il quale dovrà affrontare un certo numero di missioni in ciascun capitolo della storia. E a proposito delle missioni, queste si suddividono in diurne e notturne quindi vanno completate entro il tramonto per le prime ed entro l’alba per le seconde. Come si riconosce una missione? Semplice, dal punto esclamativo sulla testa di ciascun animale. Quando è presente, significa che ha bisogno di parlare con il giocatore e di affidargli un compito.
Oltre alle missioni sono presenti anche una sorta di mini giochi, che faranno guadagnare al giocatore un posto in classifica indicato dalla lettera A fino alla F. Se si ottiene la stella, si ha il punteggio più alto in quel gioco e più stelle si hanno, più c’è la possibilità di salire in cima alla classifica e di essere dichiarato come “il campione dell’aia“.
Quando cala la notte, il gallo Root aprirà il club all’interno del granaio e vi chiederà di fornirgli tutto il necessario per realizzare il locale e tenerlo al meglio. Se si raggiungerà il 100%, si verrà proclamati “animale festaiolo numero uno“.

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Uno dei mini giochi nonché sfide presenti in Barnyard Il Cortile.

E adesso passiamo alle considerazioni personali. Barnyard Il Cortile è un videogioco che appartiene alla mia adolescenza e ancora oggi ricordo i pomeriggi passati a giocare con la Play-Station 2, che ancora adesso funziona e qualche volta la uso. Questo gioco non l’ho mai trovato particolarmente difficile e complesso, anzi è abbastanza facile ed è soltanto un po’ impegnativo per via delle tante missioni e giochi da completare oppure fare appunto di giorno o di notte. Era una corsa contro il tempo in un certo senso. A mano a mano che avanzavo nel gioco, trovavo la storia sempre più interessante ed appassionante. C’è stato persino un momento in cui ho provato un forte dispiacere e ci mancava poco che potessi piangere. Ho trovato molto ma molto divertente impersonare una mucca, vivere un’avventura all’interno e all’esterno di una fattoria dove c’è sempre bisogno di darsi da fare per proteggerla da procioni, coyote e bambini molesti e per mandare avanti il tutto e soprattutto collaborare con tutti gli animali, amici e nemici, nessuno escluso.
La nostra recensione su Barnyard Il Cortile termina qui. A presto miei cari Sognatori e mie care Sognatrici e ricordate: “chi sogna, viaggia”.

Warhammer 40.000 Space Marine

Copertina di Warhammer 40.000: Space Marine
Copertina di Warhammer 40.000 Space Marine

Prima di parlarvi del titolo mi sembra doveroso parlarvi dell’ambientazione di Warhammer 40.000 Space Marine, gioco da tavolo tridimensionale in stile futuristico dove i giocatori controllano un esercito costituito da varie unità. Ora andrò a parlavi del gioco toccando come al solito vari punti che questa volta saranno: Trama e Gameplay. Ora senza altri indugi iniziamo.

Trama: nel 41° millennio l’universo è in guerra. I numerosi pianeti conquistati dall’uomo contano sull’Imperatore (figura quasi divina nell’universo di Warhammer 40.000) per ottenere protezione dai nemici. Per affrontare minacce ostili come gli Orki, (simili agli orchi a cui siamo abituati con la differenza che nell’universo di Warhammer 40.000 sono una selvaggia razza di razziatori spaziali) vengono inviati in battaglia gli Space Marine, soldati sottoposti ad un rigido incrocio genetico, innesti bio-organici e coperti da una pesante e resistente armatura. Il capitano Titus (il nostro protagonista) è il leader di una squadra di Space Marine appartenenti alla sezione Ultramarine inviata su un pianeta, attaccato dagli Orki, per impedire che il titano Invictus ( una sorta di robot gigante da battaglia) cada nelle mani nemiche. Una volta sul pianeta il capitano Titus scoprirà che dietro l’attacco c’è una forza ben più oscura.

Esempio di gameplay in Warhammer 40.000: Space Marine
Esempio di gameplay in Warhammer 40.000 Space Marine

Gameplay: il gameplay è quello di un classico sparatutto in terza persona e in battaglia disporremo di 4 differenti armi per il corpo a corpo (coltello, spada a catena, ascia e martello) e diverse armi da combattimento a distanza (pistola, fucile, pistola al plasma, fucile al plasma eccetera). Per il combattimento corpo a corpo avremo a disposizione un tasto per attaccare con l’arma e uno per stordire il nemico, che potrà successivamente essere eliminato con un’esecuzione (è l’ unico moto per rigenerare la salute).
Ora passiamo alle mie opinioni personali. Il gioco per un conoscitore dell’universo di Warhammer 40.000 Space Marine risulta gradevole e ben caratterizzato. Anche agli occhi di un “profano” sono sicuro che il gioco risulterà altrettanto gradevole. In conclusione, se siete appassionati del mondo di Warhammer vi consiglio di recuperare questo gioco e se vi state avvicinando da poco a questo mondo e volete qualcosa per cominciare questo è ciò che fa per voi. Detto questo vi saluto e vi do appuntamento ad una prossima recensione e ricordate: “Leggete con il cuore e pensate con la mente “.

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Asterix e Obelix XXL

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Copertina Nintendo GameCube di Asterix e Obelix XXL.

Prendendo spunto e basandosi sulla serie a fumetti francese, Asterix e Obelix XXL è un gioco d’azione prodotto dalla Étranges Libellules. In questa nuova avventura l’eroe gallico Asterix è nella foresta insieme ad Obelix ed Idefix a cacciare cinghiali, quando una tempesta infuria e spaventa il cagnolino, facendolo fuggire e i due galli decidono di separarsi per cercarlo. Durante la ricerca Asterix scorge il suo villaggio completamente in fiamme e correndo verso di esso, incontra una spia romana che gli rivela di essere stato licenziato da Cesare in persona e che questo villaggio è stato assaltato dai romani, che hanno avuto la meglio sui galli nonostante abbiano combattuto valorosamente.
Dopo aver sgominato trenta romani dal suo villaggio, Asterix corre a cercare Obelix e gli spiega l’accaduto, proprio quando un Romano appare e corre via verso la spiaggia lì vicina. Accorsi sul posto, i nostri eroi affrontano senza nessuna fatica i soldati lì presenti e incontrano ancora una volta la spia romana, che rivela loro che quelle navi all’orizzonte contengono i loro amici e più in là consegnerà loro l’amato cagnolino, incontrato per caso nella boscaglia.
Addentrandosi nel territorio, troveranno un accampamento romano e proseguendo, riusciranno a trovare il plotone che tiene prigioniero e fa da guardia a Paronamix, il druido del villaggio. Dopo averli sconfitti, lo liberano e lui rivela a loro che Cesare aveva una mappa con sé con sopra indicate le province dell’Impero dove sono stati portati i loro amici e per evitare che qualcuno li trovasse, l’ha distrutta. Peccato solo che i galli sono stati più furbi di lui e ognuno dei prigionieri ha recuperato un frammento della mappa. Il druido è riuscito a custodire il frammento della Normandia e lo consegna ai due eroi, dando così inizio a un viaggio che porterà Asterix ed Obelix a esplorare i territori esterni alla Gallia, alla loro terra.

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Asterix accende la torica in Asterix e Obelix XXL.

Dopo aver introdotto parte della trama del gioco, passiamo all’analisi e alle considerazioni personali. Asterix e Obelix XXL è un gioco d’azione che sa davvero coinvolgere il giocatore in questa avvincente avventura attraverso le sei province dell’Impero Romano (Gallia, Normandia, Grecia, Elvezia, Egitto e Roma), dove gli sarà data la possibilità di interpretare entrambi i personaggi e di sfruttare al massimo le loro diverse capacità, soprattutto con le combo (si possono sbloccare solo dopo aver riempito la barra).
In ogni regione è possibile trovare un determinato numero di allori, che permetteranno di sbloccare delle vere e proprie divise con cui cambiare d’abito i due protagonisti. In oltre durante il percorso si raccoglieranno elmi di tutti i tipi (potranno essere utilizzati per fare acquisti), corrispondenti ai diversi avversari dell’esercito romano e non solo.
Sarò sincera con voi: ho giocato ad Asterix e Obelix XXL per Play-Station 2, ma non sono mai riuscita a finirlo a causa della perdita dei dati. Tuttavia, ultimamente sto avendo qualche ripensamento quindi con molta probabilità monterò ancora una volta la mia PS2 e giocherò a questo picchia-duro, cercando questa volta di concluderlo. E se piace anche a voi questa categoria di videogiochi – e soprattutto se ne avete la possibilità -, vi consiglio di recuperare questo titolo uscito tempo a dietro per diversi tipi di console.
La nostra recensione su Asterix e Obelix XXL termina qui. A presto miei cari Sognatori e mie care Sognatrici e ricordate: “chi sogna, viaggia“.

Remember Me

Copertina Ps3 di Remember Me
Copertina Ps3 di Remember Me

Remember Me è un gioco del 2013 di genere azione/avventura sviluppato dallo studio DONTNOD Entartainment e pubblicato da Capcom. Il gioco è rimasto, purtroppo, sconosciuto a molti giocatori, complice anche l’uscita in concomitanza con titoli più attesi. Come sempre andrò a parlavi di questo gioco toccando vari punti per poi esporvi le mie opinioni personali. I punti questa volta saranno: trama e gameplay. Ora, senza altri indugi, iniziamo.

Trama: siamo nell’anno 2084, in una versione futuristica di Parigi chiamata Neo-Prigi. La multinazionale Memorize ha inventato una nuova tecnologia chiamata Engine Sensation (abbreviato in Sensen) che permette a quasi il 99% della popolazione di caricare e condividere i propri ricordi in rete, cosi come cancellare quelli infelici o spiacevoli. In questo modo Memorize ha acquisito un controllo quasi totale sulla popolazione, che le permette di stabilire un vero e proprio monopolio sociale e politico. Questo, a sua volta, ha portato alla nascita di una fazione di ribelli detti “Erroristi” che hanno come unico obbiettivo la distruzione di Memorize.

Nilin, la protagonista di Remember Me
Nilin, la protagonista di Remember Me

L’invenzione del Sensen ha anche portato alla nascita dei Leapers, esseri umani che, dovo aver sviluppato una dipendenza ai Sensen, hanno assorbito così tanti ricordi da perdere i loro ed essere mutati in una forma sub-umana. La protagonista della nostra storia è Nilin, la migliore agente degli Erroristi, imprigionata nella
Bastiglia, una super-prigione situata nel cuore di Neo-Parigi. Qui, Nilin (quasi senza ricordi) sta per subire la totale cancellazione della memoria, salvo poi essere salvata dall’enigmatico leader degli Erroristi, Edge che, comunicando con lei attraverso il Sensen, la guiderà prima fuori dalla prigione e poi verso la sua vera missione.

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Scena di battaglia e scontro in Remember Me.

Gameplay: Remember Me è un mix di esplorazione, platform, stealth e combattimenti corpo a corpo. Peculiarità del gioco è il meccanismo di Memory-Remix”, cioè entrare in possesso dei ricordi di bersagli importati per manipolarli. Altro meccanismo chiave del gameplay è la facoltà di poter rubare i ricordi di obbiettivi specifici e utilizzarli un punti speciali chiamati Reminiscenze, che permettono di riprodurre i ricordi in tempo reale. Questa azione è spesso necessaria per procedere nel gioco ed evitare rischi nascosti. In termini di combattimento, il gioco permette di creare e personalizzare le proprie combo tramite un apposito menù, che utilizza quattro categorie di colpi. Le combo sono formate Pressens e tramite essi potremo creare le nostre combo spostandoli a piacimento nel menù. Le quattro categorie sono: Regen (guarigione), Power (danno), Chain (duplicazione e raddoppio di mosse) e Colldown (ricarica degli S-Pressen). Le mosse speciali, le S-Pressen appunto, sono mosse che ci saranno messe a disposizione nel corso del gioco e permettono di stordire i nemici, muoversi ad alta velocità e incrementare i colpi, o girare i robot nemici in alleati per poi distruggerli.

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Esempio di ambiente in Remember Me.

Ora è arrivato il momento delle mie opinioni personali. Remember Me è un titolo interessante non solo per il suo gameplay, ma soprattutto so ciò su cui si basa la sua trama: i ricordi. I ricordi fanno di noi quello che siamo, e saremo veramente pronti a metterli a disposizione di tutti? La stessa Nilin manipola i ricordi dei suoi nemici cambiandone anche la personalità. Voi accettereste di consegnare i vostri ricordi ad una società che può manipolarli a piacimento? Le cose che ricordate di aver fatto, le persone che avete conosciuto e i sentimenti che provate forse appartengo a qualcun’ altro. Questo è ciò che spinge Nilin a combattere una società ormai troppo legata alla rete e alla tecnologia che dà libero accesso a tutti alla propria vita e libertà. Società che purtroppo, non è lontana da quella reale.
In conclusione vi consiglio di recuperare questo, purtroppo sottovalutato titolo, non solo per il suo gameplay peculiare ed originale ma soprattutto per la sua profonda trama. Detto vi saluto e vi do appuntamento ad un prossima recensione e ricordate: “Leggete con il cuore e pensate con la mente”.

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