Thor – The Dark World

Locandina di Thor – The Dark World.

Diretto da Alan Taylor, Thor – The Dark World è un film del 2013 ed è l’ottava pellicola del Marvel Cinematic Universe. Sequel di Thor, comincia dando uno sguardo al passato.

Migliaia di anni fa Bor, il padre di Odino, affrontò in una sanguinosa battaglia gli Elfi Oscuri guidati da Malekith.
Il loro obiettivo era impossessarsi dell’Aether, un materiale fluido dall’immenso potere, capace grazie a un allineamento particolare dei pianeti noto come “Convergenza” di riportare il mondo nell’oscurità originaria. Dal momento che non poteva essere distrutto, l’Asgardiano decise di nasconderlo nel Mondo Oscuro, mentre Malekith e ciò che restava del suo esercito fuggirono giurando vendetta.

Ai giorni nostri mentre Loki è rinchiuso in prigione per i crimini da lui commessi, Thor insieme ai suoi compagni e a Lady Sif viaggia per i Nove Regni per riportare la pace.
Nel frattempo sul nostro pianeta Jane Foster e Darcy Lewis insieme al nuovo stagista Ian fanno una misteriosa e sensazionale scoperta a Londra. In un punto ben preciso di un edificio abbandonato la forza di gravità sembra interrompersi e gli oggetti spariscono nel nulla. Che cosa si nasconderà mai dietro a questo misterioso fenomeno? Che sia qualcosa di pericoloso, capace di portare il caos nel mondo?

Un’altra locandina di Thor – The Dark World.

Dopo aver parlato della trama, passiamo alle considerazioni personali. Thor – The Dark World è un film che mi è piaciuto tanto e forse anche più del primo. L’ho trovato molto più maturo e per certi versi anche oscuro. E’ ricco di scene d’azione e di drammaticità, ma non manca ovviamente quel pizzico di comicità che non guasta mai.

E’ stato bello osservare le emozioni che ciascun personaggio provava in determinate situazioni. La morte di Frigga, moglie di Odino e madre naturale di Thor e adottiva di Loki, ha messo ben in evidenza le reazioni dei tre uomini che più l’hanno amata.

Quella del Dio dell’Inganno mi ha fatto un male assurdo. Ha usato le sue capacità per mascherare il dolore verso l’unica persona che forse lo ha amato veramente. E’ arrivato a sfogarsi sia contro gli oggetti della sua stanza che contro sé stesso. A proposito di lui ho amato molto la scena della sua falsa morte. E’ stata così realistica ed emozionante da trarre in inganno praticamente tutti, soprattutto il Dio del Tuono.

Se non lo avete ancora visto, vi consiglio di recuperarlo perché ne vale davvero la pena. Detto questo, la nostra recensione termina qui. A presto miei cari Sognatori e mie care Sognatrici e ricordate: “sognare significa viaggiare e viaggiare significa vivere mille avventure“.

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Le nuove avventure di Peter Pan

Peter Pan è il protagonista di Le nuove avventure di Peter Pan.

Le nuove avventure di Peter Pan è una serie animata di co-produzione francese, indiana e tedesca.

Composta da due stagioni per un totale di cinquantadue episodi, è stata trasmessa in Francia da France 3. In Italia è andata in onda prima su Dea Kids e successivamente su diversi canali gestiti dalla Rai.

Ispirata al romanzo Peter e Wendy di James Matthew Barrie, racconta le avventure che Peter Pan, il bambino che non cresce mai, vive insieme a Wendy e ai suoi due fratelli John e Michael sull’isola che non c’è.

Dopo aver accennato la trama, passiamo alle considerazioni personali. Le nuove avventure di Peter Pan è una serie animata ricca d’avventura, d’azione, a volte anche di misteri e soprattutto tante risate. E’ assolutamente adatta ai bambini, tant’è vero che prima era trasmessa su Rai YoYo. Come ho saputo della sua esistenza? Tutta colpa di Rai Gulp.

Peter Pan insieme a Trilli, Michael, John e Wendy in un episodio di Le nuove avventure di Peter Pan.

Devo ammettere che questa serie animata mi è piaciuta e ci sono stati anche degli episodi che preferisco rispetto a tanti altri.

Gli episodi seguono uno schema ben preciso. Cominciano con Wendy e i suoi due fratelli nella Londra dei giorni nostri. Peter Pan passa a trovarli e li porta con sé sull’isola che non c’è, dove vivono una fantastica avventura insieme alla tribù locale oppure ai bimbi sperduti. Affrontano Capitan Uncino e i suoi pirati, le sirene e a volte anche le Sinfidi. E tutto ciò si conclude con il ritorno a casa e con Wendy che racconta una nuova storia.

Trattandosi di una serie ispirata ad un libro, ci sono ovviamente alcune differenze e un esempio sono oggetti come il Grande Libro, la Penna Magica oppure lo Specchio.

Se siete amanti dell’animazione in generale, vi consiglio di recuperarla. La nostra recensione termina qui. A presto miei cari Sognatori e mie care Sognatrici e ricordate: “sognare significa viaggiare e viaggiare significa vivere mille avventure“.

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Il regno proibito

Locandina di Il regno proibito

Il regno proibito è un un film d’azione del 2008. La pellicola è ispirata al celebre classico della letteratura cinese intitolato “Il viaggio in Occidente“. Questo film non è stato proiettato nelle sale italiane, ma è disponibile il DVD col titolo L’impero proibito. Andrò a darvi un accenno di trama, per poi passare alle mie opinioni personali sulla pellicola.

A Boston vive Jason Tripitikas, un ragazzo maldestro appassionato di arti marziali, film di kung-fu e di cultura cinese. Si reca spesso nel negozio del vecchio Hop per acquistare film. Mentre si aggira nel negozio, viene attirato da un antico bastone. Il vecchio gli racconta che quel bastone è stato lasciato in custodia a suo nonno da un misterioso sconosciuto, che non è mai tornato a riprenderlo.

Mentre ritorna a casa, Jason è costretto da un gruppo di ladruncoli a tornare con loro nel negozio per rapinarlo. Mentre i ragazzi mettono a soqquadro il negozio, Hop chiede al ragazzo di fuggire con il bastone. Nella corsa il nostro protagonista cade da un tetto, sviene per la caduta e si risveglia nell’antica Cina.

Poster di Il regno proibito con Michael Angarano nei panni del nostro protagonista Jason Tripitikas.

Qui conosce l’immortale Lu Yan, che gli racconta la storia di Monkey King (proprietario del bastone), che fu ingannato dal Capitano di Giada e da questi tramutato in pietra. Successivamente quest’ultimo trasformò il regno in un reame di paura e violenza. La leggenda narra che un giorno arriverà un viaggiatore, che riporterà il bastone a Monkey King così da riportare la pace nel regno. Comincia cosi la lunga e strabiliante avventura di Jason per riportare la pace nel regno, avventura che gli farà scoprire anche una forza che pensava di non avere.

Veniamo a noi. Il regno proibito è un classico film d’azione in stile orientale. Tra lotte coreografate splendidamente e ambientazioni che non mancheranno di affascinare questo film è perfetto per chi cerca il giusto mix di azione e avventura fantastica. Andando avanti con la visione, assisteremo non solo alla crescita di Jason come artista marziale, ma anche come persona.

In conclusione vi invito a recuperare questo film, affermando che non ne resterete affatto delusi. Detto questo vi saluto e vi do appuntamento ad una nuova recensione e ricordate: “leggete con il cuore e pensate con la mente”.

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Barbie Horse Adventures – Wild Horse Rescue

Copertina del videogioco Barbie Horse Adventures – Wild Horse Rescue.

Barbie Horse Adventures – Wild Horse Rescue è un videogioco pubblicato dalla Vivendi Universal Games nel 2003. Sviluppato da Blitz Games, è un simulatore di equitazione compatibile con le maggiori console dell’epoca. Avendo riscontrato un discreto successo, nel 2008 fu rilasciato il seguito intitolato Barbie Horse Adventures – Riding Camp.

Barbie insieme a Cristina e a Teresa sta andando al maneggio per trascorrere le vacanze. Giunte lì, si sistemano per la notte e durante quest’ultima una tempesta si abbatte sul luogo. Tuoni e fulmini spaventano i cavalli e i puledri nel recinto, che fuggono via appena la porta si apre.

Quando giunge la mattina, la proprietaria del maneggio e le tre ragazze scoprono cosa è accaduto durante la notte scorsa. Barbie si propone di ritrovare e recuperare i cavalli e i puledri scomparsi, chiedendo alle sue amiche di aiutarla in questa impresa.

Barbie trova un puledro sulle montagne in Barbie Horse Adventures – Wild Horse Rescue.

Dopo aver parlato della trama, passiamo alle caratteristiche di questo videogioco. Barbie Horse Adventures – Wild Horse Rescue presenta sia la modalità singleplayer che multiplayer.

La prima è incentrata sulla storia del videogioco. Il giocatore interpreterà Barbie, a cui potremo personalizzare gli abiti attraverso il guardaroba. In sella al suo cavallo, esplorerà i boschi, le montagne e le spiagge in cerca dei cavalli e puledri smarriti.

Ogni livello è caratterizzato da un certo numero di puledri da recuperare e salvare, mentre un cavallo da prendere al lazo ci attende verso la fine del percorso. Tuttavia, può capitare che quest’ultimo sia già stato trovato da Cristina oppure Teresa, che proporranno a Barbie una gara.

Per completare la missione, il nostro personaggio interagirà con l’ambiente che lo circonda. Inoltre potrà raccogliere diversi tipi di oggetti, come per esempio monete e carote. Alcuni di essi potranno essere usati durante l’avventura.

La modalità multiplayer è presente in Barbie Horse Adventures – Wild Horse Rescue.

La seconda, invece, presenta alcuni minigiochi. Questi ultimi permetteranno di sfidare un secondo giocatore.

La sfida può consistere in una gara, dove vince chi fa più giri e arriva per primo al traguardo. Ci si può sfidare a chi raccoglie più monete oppure cattura più cavalli con il lazo. Ad entrambi i giocatori viene data la possibilità di scegliere il personaggio fra Barbie, Cristina e Teresa.

Adesso veniamo a noi. Questo videogioco appartiene al periodo della mia infanzia e ricordo che passavo ore ed ore davanti alla mia Play-Station 2. Era il periodo in cui stavo in fissa con i cavalli e desideravo fare equitazione.

Quando ho avuto Barbie Horse Adventures – Wild Horse Rescue fra le mani, mi si sono illuminati gli occhi e mi sono innamorato di questa nuova avventura. E’ stato bello esplorare diversi tipi di paesaggi, così come prendere a lazo i cavalli. Questi ultimi li potevo poi prendere per esplorare il livello successivo. E ricordo che il mio preferito era Luce Stellare, un cavallo completamente bianco.

Anche se si tratta di un videogioco per bambine, vi consiglio di recuperarlo, se ne avete la possibilità. E’ un’avventura che può accompagnarvi in qualche noioso pomeriggio. Inoltre non è niente di troppo impegnativo. Penso di aver detto tutto, quindi la nostra recensione termina qui. A presto miei cari Sognatori e mie care Sognatrici e ricordate: “sognare significa viaggiare e viaggiare significa vivere mille avventure“.

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Thor

thor
Locandina del film Thor.

Diretto da Kenneth Branagh, Thor è un film del 2011. Prodotto dai Marvel Studios e distribuito da Paramount Pictures, è la quarta pellicola del Marvel Cinematic Universe.

Ispirato alla storia dell’omonimo personaggio dei fumetti, il film comincia con un evento del passato. Asgard è in guerra con il regno di Jotunheim, intenzionato a conquistare i Nove Regni partendo da Midgard, il mondo abitato dagli umani.

Odino e il suo esercito intervengono, fermando così l’avanzata di Laufey e dei suoi Giganti di Ghiaccio. Sottrae al re nemico lo Scrigno degli Antichi Inverni, stabilendo così una fragile tregua. Inoltre adotta Loki, il figlio abbandonato dal re del ghiaccio, sperando che un giorno possa portare pace fra i due regni.

Passiamo ai giorni nostri. Il primogenito del sovrano asgardiano è conosciuto sul pianeta Terra come “il dio del tuono” e, avendo raggiunto una certa fama nel corso dei secoli, viene avviata la cerimonia d’incoronazione. Quest’ultima viene però interrotta da un’incursione di alcuni Giganti di Ghiaccio, intenti a recuperare l’oggetto a loro sottratto anni prima. Tuttavia, la loro impresa fallisce grazie all’intervento del Distruttore, un gigantesco robot a guardia dei tesori e degli oggetti proibiti del regno.

Lasciandosi trasportare dalla sua natura arrogante e dall’ira per il torto subito, Thor decide di recarsi a Jotunheim insieme a Loki e ai suoi amici. Nonostante lo scontro diretto sembra essere stato evitato grazie al fratello, le parole provocatorie del re di quel regno non passano inosservate e il dio del tuono reagisce sconsideratamente e senza pensare alle conseguenze.

Quando la situazione sembra volgersi verso il peggio, Odino interviene e li salva. Tuttavia, la tregua è finita e una nuova guerra appare ormai all’orizzonte. Deluso dal comportamento del futuro re di Asgard, il Padre degli Dei decide di punirlo e lo spoglia così del suo ruolo di dio del tuono. Considerandolo non degno, gli impedisce anche di sollevare ancora una volta il martello Mjolnir, prima di scaraventarlo su Midgard.

Riuscirà il dio del tuono a dimostrare di essere il degno successore al trono di Asgard? E riuscirà a dimostrare di essere l’unico in grado di brandire Mjolnir?

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Poster di Thor, il dio del tuono.

Dopo aver parlato di parte della trama, passiamo alle considerazioni personali. Thor è un film che ho visto un po’ di tempo fa, ma non ricordo se in televisione oppure al computer insieme a Tsukinomai.

Dal momento che le leggende e i miti dei popoli del nord mi hanno sempre affascinato, ho accolto questo film a braccia aperte. E devo ammettere che mi è piaciuto molto. Ciò che ho apprezzato è la caratterizzazione di Thor e Loki, interpretati rispettivamente da Chris Hemsworth e Tom Hiddleston.

Il primo è cresciuto con la convinzione di essere il favorito del Padre di Tutto. Essendo il primogenito, per diritto è destinato ad ereditare il trono di Asgard. Ciò ha nutrito a più non posso la sua natura ambiziosa ed arrogante, arrivando spesso a mettersi in mostra e a risolvere i problemi con la forza a discapito dell’intelletto.

Quando subisce la punizione, incontra Jane Foster e i suoi colleghi di lavoro su Midgard. Attraverso loro imparerà a riflettere su sé stesso e sul mondo che lo circonda. Guarderà diversamente la vita e apprenderà quali sono i veri valori che una divinità deve fare propri e professare.

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Poster di Loki, il dio dell’inganno, nonché fratello adottivo di Thor.

Il secondo, invece, è sempre vissuto all’ombra del fratello. Pur sapendo che non erediterà mai il trono in quanto secondogenito, il suo unico desiderio è essere messo sullo stesso piano dell’altro. A differenza di lui utilizza più il cervello che i muscoli per togliersi dagli impicci. Nonostante ciò, non viene molto valorizzato e le risposte ai suoi dubbi esistenziali non sembrano mai arrivare.

La situazione cambia quando viene a conoscenza della verità sulle sue origini. Scopre di non essere asgardiano, ma un Gigante di Ghiaccio. Fu abbandonato ancora in fasce da suo padre Laufey, perché troppo gracile per sopravvivere in un mondo duro ed astio come il loro. E fu salvato così da Odino, che lo adottò e lo crebbe come se fosse realmente suo figlio, sperando che un domani portasse pace fra i due regni.

Loki si sente ingannato, preso in giro da tutto e da tutti. Odia il padre biologico perché lo ha abbandonato, impedendogli così di essere il suo erede al trono. E prova astio nei confronti del padre adottivo, in quanto lo ha preso con sé solo per un futuro tornaconto personale. E quindi si sente usato da quest’ultimo.

Quando tutto comincia ad avere senso e la dolce menzogna viene spazzata via, il dio dell’inganno entra in azione alla prima occasione. Il suo obiettivo? Impossessarsi del trono di Asgard, in quanto ritiene che gli spetti di diritto, perché migliore di suo fratello.

Penso di aver detto tutto, quindi la nostra recensione termina qui. A presto miei cari Sognatori e mie care Sognatrici e ricordate: “sognare significa viaggiare e viaggiare significa vivere mille avventure“.

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Mezzosangue

Copertina di Mezzosangue.

Scritto da Vincenzo Romano, Mezzosangue è un romanzo di genere fantasy. Pubblicato da 0111 Edizioni, racconta la storia di un lungo viaggio in terre lontane.

Protagonisti di quest’avventura sono Narog e Kai, due giovani mezzosangue il cui destino sembra intrecciarsi per caso nel folto del bosco.

Pericoli ed avversità li porteranno a compiere questo viaggio, che si rivelerà presto qualcosa di molto di più che una semplice fuga da un nemico mortale.

Riusciranno a sopravvivere? Troveranno ciò che ognuno di loro sta cercando?

Dopo aver dato un accenno della trama, passiamo alle considerazioni personali. Ho acquistato questo libro durante la diciannovesima edizione del Napoli Comicon di quest’anno. Non mi è mai capitato di leggere racconti del genere fantasy da quel che ricordo, così decisi di dare una possibilità a questa storia. Devo ammettere che non mi pento affatto di questo acquisto.

Mezzosangue è un romanzo a cui non manca assolutamente niente. E’ una storia d’avventura ambientata in un mondo fantastico ed immaginario, ricca di azione e di misteri da risolvere e a cui dare una spiegazione. E’ anche la storia di una profonda e sincera amicizia fra due giovani, che hanno una cosa in comune: la loro condizione di mezzosangue.

Questa particolarità è stata spesso causa di diffidenza, discriminazione e paura nei loro confronti dinanzi ad occhi dei propri ed altrui popoli. C’è quindi anche la paura verso il diverso in questo romanzo e viene affrontata in differenti modi durante tutto il racconto.

Questa mappa mostra dove si svolge la storia di Mezzosangue.

Ciò avviene in particolare proprio attraverso il rapporto fra i due protagonisti. All’inizio la loro interazione risulta difficile, fredda e distaccata. Non è soltanto una questione caratteriale, bensì la differente appartenenza razziale. Infatti le loro origini riguardano due popoli da sempre in aspri rapporti e in lotta fra loro per amari ed antichi dispiaceri.

Per quanto riguarda il viaggio intrapreso da Kai e Narog, quest’ultimo nasce dall’esigenza di fuggire da un potente nemico e di allontanarlo dal vicino villaggio, per proteggere i suoi abitanti. Dopo un violento scontro caratterizzato dallo spargimento di sangue e dalla morte, si trasforma in una ricerca di sé stessi e delle proprie origini, nonché la conclusione di un percorso già iniziato in precedenza per uno dei due.

Il finale di questa storia si è rivelato essere una vera e propria sorpresa. Tralasciando gli indizi lasciati un po’ qui e un po’ là in gran parte del racconto, devo ammettere che l’incredulità e la meraviglia si sono manifestate comunque. E’ stato un “oddio lo sapevo, me lo aspettavo, però cavolo” nella mia testa e ho provato un senso di amarezza per averlo concluso.

Nonostante ci siano degli errori di battitura, vi consiglio assolutamente di leggere Mezzosangue. Essendo un racconto a sé, vi chiedo di cimentarvi in questa nuova avventura senza paragonarla ad altri racconti dello stesso genere, perché ogni libro è unico e non sempre ci possiamo aspettare che sia uguale agli altri.

La nostra recensione termina qui. A presto miei cari Sognatori e mie care Sognatrici e ricordate: “sognare significa viaggiare e viaggiare significa vivere mille avventure“.

Pagina ufficiale di Facebook: Mezzosangue

Bugs Bunny – Lost in Time

Copertina del videogioco Bugs Bunny – Lost in Time.

Sviluppato da Behaviour Interactive, Bugs Bunny – Lost in Time è un videogioco a piattaforme del 1999. Disponibile per Play-Station e per Microsoft Windows, ha riscontrato così tanto successo che fu creato un sequel:  Bugs Bunny e Taz in viaggio nel tempo.

Bugs Bunny è diretto a Pismo Beach per le vacanze. Tuttavia, sbaglia strada e si trova in un posto chiamato “Epocatore“, molto ma molto lontano da Albuquerque. Lì scambia un macchinario per un distributore di succo di carota.

Quando lo aziona, scopre che si tratta di una macchina del tempo e finisce in un luogo chiamato “Da nessuna parte“. Unico abitante del posto è il mago Merlino, il quale gli spiega che per tornare da qualche parte deve viaggiare nel tempo. Inoltre deve esplorare diverse epoche per raccogliere le sveglie, che gli consentiranno di tornare a Pismo Beach.

Merlino spiega a Bugs Bunny come tornare a Pismo Beach nel videogioco Bugs Bunny – Lost in Time.

Dopo aver parlato della trama, passiamo alle caratteristiche del videogioco. Il giocatore vestirà i panni di Bugs Bunny ed esplorerà in totale cinque epoche storiche:

  • Età della pietra;
  • Medioevo;
  • Il tempo dei pirati;
  • Anni ’30;
  • La dimensione X.

Ognuna di esse presenta quattro oppure cinque livelli da affrontare. In ognuno di essi ci sarà la possibilità di raccogliere le sveglie e le carote d’oro. Inoltre si potranno affrontare alcuni personaggi dei Looney Tunes, nonché tutti nemici del coniglio grigio.

Il nostro protagonista dovrà usare le sue abilità per superare gli ostacoli. In alcuni casi dovrà interagire con determinati oggetti e alcuni di essi saranno a tempo, quindi bisognerà usarli prima che svaniscano e tornino al loro posto. Sarà inoltre possibile utilizzare delle abilità speciali in alcuni livelli e queste saranno insegnate poco alla volta da mago Merlino stesso.

Bugs Bunny affronta Elmer Taddeo Fudd nell’Età della pietra nel videogioco Bugs Bunny – Lost in Time.

Adesso passiamo alle considerazioni personali. Bugs Bunny – Lost in Time è un videogioco che appartiene alla mia infanzia. Non so se fosse mio oppure di mio cugino, ma ricordo di averci giocato e mai finito.

Non ricordo assolutamente a che punto arrivai del gioco, ma ricordo che mi divertivo un sacco a impersonare questo coniglio. E ancora di più a esplorare le diverse epoche storiche. La mia preferita è sempre stata l’Età della pietra, in cui affrontavo il cacciatore Elmer Taddeo Fudd.

Penso che mi piacesse perché era il periodo in cui ero molto ma molto interessato alla paleontologia. E poi mi piacevano tantissimo i dinosauri, quindi penso che sia stato per questo.

Dal momento che è stato detto tutto ciò che c’era da dire, la nostra recensione termina qui. A presto miei cari Sognatori e mie care Sognatrici e ricordate: “sognare significa viaggiare e viaggiare significa vivere mille avventure“.

Pokémon Nero e Bianco

Copertina del primo volume di Pokémon Nero e Bianco.

Pokémon Nero e Bianco è il decimo capitolo di Pokémon Adventures. Scritto da Hidenori Kusaka e disegnato da Satoshi Yamamoto, prende ispirazione dall’omonimo videogioco campione di incassi. In Italia è arrivato grazie a Edizioni BD KIDS e GP MANGA.

Ambientato nella regione di Unima, racconta la storia di Nero, un ragazzo che sogna di diventare il Campione della Lega Pokémon. Al suo fianco c’è Bianca, una ragazza che gestisce una compagnia teatrale di pokémon (nota come la BW Agency) e il suo sogno è avere il miglior pokémon attore di tutti i tempi.

Durante il loro viaggio si scontreranno col Team Plasma, un’organizzazione criminale che sogna di liberare tutti i pokémon dalle grinfie dei loro allenatori. Anche un misterioso ragazzo di nome N farà la sua apparizione nel corso della loro avventura. Che intenzioni potrà mai avere?

Dopo aver parlato della trama, passiamo alle considerazioni personali. Pokémon Nero e Bianco è un manga facile da leggere e non richiede molto impegno durante la lettura. Essendo composto soltanto da venti volumi, è anche veloce e scorrevole. Sono storie d’avventura quelle narrate, ma presentano anche momenti di pura comicità.

Copertina del secondo volume di Pokémon Nero e Bianco.

Nero, il protagonista, mi è apparso come un personaggio molto interessante. È così preso dal suo sogno di diventare il Campione della Lega Pokémon della sua regione da avere difficoltà a concentrarsi in diverse occasioni. Tuttavia, ad ogni rimedio c’è una soluzione e quella di questo allenatore è il suo pokémon Munna.

Il suo allenatore gli ha insegnato la mossa mangiasogni, affinché la utilizzi su di lui per liberare la sua mente così da avere più spazio per pensieri e riflessioni. Ciò gli consente di immagazzinare ed elaborare nuove informazioni e di sfruttarle a suo vantaggio.

Di questo manga ho letto soltanto i primi due volumi, ma ho intenzione di riprendere presto la sua lettura e sapere come l’avventura continua.
Penso di aver detto tutto su Pokémon Nero e Bianco, quindi la nostra recensione termina qui.
A presto miei cari Sognatori e mie care Sognatrici e ricordate: “sognare significa viaggiare e viaggiare significa vivere mille avventure“.

L’ultimo dei Mohicani

Copertina di L’ultimo dei Mohicani.

Tratto dal romanzo di James Fenimore Cooper, L’ultimo dei Mohicani è una serie animata del 2004. Prodotta da Rai Fiction e Mondo TV in collaborazione con The Animation Band, è composta da ventisei episodi.

La storia è ambientata nell’America del 1700, periodo caratterizzato dalle battaglie fra le colonie francesi e quelle inglesi per il possesso dei territori.

E’ su questo sfondo che si intrecciano le vite di tre guerrieri e di due giovani donne inglesi. Saranno uniti dal destino attraverso un pericoloso viaggio verso Fort Henry.

Sarà un viaggio in cui si riscoprirà la connessione con la natura e si imparerà a guardare oltre le differenze fra i diversi popoli.

Dopo aver parlato di parte della trama, entriamo nel vivo della nostra recensione. Questa serie animata appartiene al periodo della mia pre-adolescenza. Ricordo che mi svegliavo presto la mattina per vedere gli episodi trasmessi su Rai 2.

Magua e le due protagoniste della serie animata L’ultimo dei Mohicani.

Si trattava di una storia d’avventura con lievi tracce di romanticismo. Tuttavia, ciò che più mi interessava era il contesto storico trattato. Francesi e inglesi si scontravano per conquistare queste nuove terre, dimenticando che erano già abitate dai Nativi Americani.

Questi ultimi erano considerati primitivi, inferiori ai popoli dalla pelle bianca. Erano visti come pericolosi animali selvaggi, parassiti da eliminare per non avere problemi. Di conseguenza i loro villaggi venivano distrutti e uomini, donne e bambini uccisi senza alcuna pietà.

Ciò comportava una reazione da parte delle tribù di una specifica stirpe. E in alcuni casi poteva nascere anche un forte desiderio di vendetta. A Magua, guerriero e capo del popolo Urone ed antagonista di questa storia, succede. Vede il suo villaggio distrutto dall’esercito capitanato dal Colonello Munro. E sempre per mano sua la terra fu cosparsa con il sangue dei suoi fratelli e delle sue sorelle. Nasce così un forte desiderio di vendetta dentro di lui, che realizza un piano ben elaborato per ottenerla.

Grosso Serpente e il dottor David Gamut in una scena di L’ultimo dei Mohicani.

Un altro aspetto che ho apprezzato è l’interazione fra popoli diversi. Quando i diversi personaggi interagiscono fra di loro, emerge spesso una diversa visione della vita e della natura, dovuta alla condizione sociale e culturale in cui si è nati e si è cresciuti. Nascono spesso veri e propri contrasti, perché non si riesce a comprendere l’idea dell’altro.

Tuttavia, col passare del tempo, le differenze non diventano più un ostacolo bensì una risorsa preziosa per aprire la propria mente verso nuovi orizzonti, verso nuove verità.Tutto ciò viene messo in evidenza soprattutto attraverso il rapporto di profonda amicizia e stima che nasce fra il dottor David Gamut, Grosso Serpente e il Colonello Munro, ma anche attraverso le storie d’amore fra Uncas e Cora ed Occhio di falco ed Alice. Sono uomini e donne così diversi eppure da fiori diversi nascono i fiori più belli.

Penso di aver detto tutto su L’ultimo dei Mohicani, quindi la nostra recensione termina qui. A presto miei cari Sognatori e mie care Sognatrici e ricordate: “sognare significa viaggiare e viaggiare significa vivere mille avventure“.

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Drizzit – Le origini

La terza striscia di Drizzit – Le origini.

Pubblicato da Shockdom, Drizzit – Le origini è il primo volume della serie a fumetti “Drizzit“. Scritto e disegnato da Luigi “Bigio” Cecchi, racconta le strambe e divertentissime avventure di un gruppo di avventurieri, sempre alla ricerca di gloria, fama e, perché no, anche di bottini e tesori. In questo primo volume facciamo la conoscenza del nostro protagonista: Drizzit. Elfo oscuro di bassa statura rispetto ai suoi simili e con il cuore e l’anima tipici di una brava persona (se non addirittura di un angelo), si stanca della brutalità e della violenza che dilaga di continuo nella società degli elfi oscuri e decide di abbandonare il regno del sottosuolo. Arrivato in superficie, si scontra con una truppa composta da orchi e, dopo averli sconfitti, fa la conoscenza con un gruppo di avventurieri, composto dal nano Dotto, dalla ladra Katy Brie e dal guerriero Wally. Unitosi a loro, inizia la sua nuova vita come avventuriero (e ne vedrà delle belle).

Il nostro protagonista incontra Dotto, Katy Brie e Wally in Drizzit – Le origini.

Dopo aver parlato della trama, passiamo alle considerazioni personali. Ho acquistato Drizzit – Le origini sotto consiglio del fidato TN10 durante il Lucca Comics and Games dell’anno scorso e l’ho letto qualche tempo dopo l’evento. Nonostante lo stile del disegno non sia poi così accattivante ed attraente (“Non fare caso ai disegni brutti” mi disse manco a farlo di proposito Bigio quel giorno in cui me lo sono fatto autografare e dedicare), mi ha letteralmente conquistata con il suo umorismo senza senso e con una comicità semplice ed intuitiva. Mi è stato impossibile smettere di leggere, di passare da una pagina all’altra, da una striscia all’altra. Ciò che ho trovato è un fumetto che è nato praticamente per gioco, per prendere un po’ in giro quelli che sono i giochi di ruolo che più o meno facciamo un po’ tutti. Il linguaggio che viene usato è privo di censure, quindi trovate tranquillamente doppi sensi ovunque, per non parlare poi di ciò che definirò come “attributi femminili” (chi vuole intendere, intenda!).

Un esempio del rapporto fra i personaggi e l’autore di Drizzit – Le origini.

Una cosa interessante di questo fumetto è il rapporto tra l’autore e i personaggi. A volte capita che questi ultimi si rivolgano o facciano riferimento a lui, che ovviamente interviene per chiarire ogni eventuale e possibile equivoco come per esempio un buco di trama e così via. Fatto sta che la trama altro non è che un filo che serve a tenere tutto insieme. Infatti si possono leggere i volumi separatamente, anche se è sempre consigliabile leggerli seguendo la cronologia di pubblicazione, così da avere le idee un po’ più chiare qualora ci fosse qualche riferimento a qualcosa che in quel volume non è dato sapere. Se cercate un fumetto non troppo impegnativo e complicato da leggere nel tempo libero, Drizzit – Le origini è ciò che fa al caso vostro. Penso di aver detto tutto, quindi la nostra recensione termina qui. A presto miei cari Sognatori e mie care Sognatrici e ricordate: “chi sogna, viaggia“.

Pagina ufficiale di Facebook: Drizzit