Enemy tra bene e male

Copertina di Enemy tra bene e male.

Enemy tra bene e male è un racconto di genere fantasy scritto da Samantha Beatrice Brillante. Ambientata nella magica e misteriosa terra irlandese, la storia racconta quella che può essere considerata come una lotta fra il bene e il male, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

A rappresentare questo scontro fra luce ed ombra sono due giovani studenti: Ginevra Treffin e Ruben Dranger.

La fanciulla dai capelli rossi è la nostra protagonista, nonché voce narrante di questa storia. Infatti è attraverso i suoi occhi verdi che noi lettori assistiamo agli eventi che sconvolgeranno la sua vita, cambiandola totalmente.

Dopo aver dato giusto un accenno di trama, passiamo alle considerazioni personali. Ho acquistato questo libro durante un evento organizzato nella mia città. Incuriosito sia dal titolo che dalla copertina, ho deciso di leggerlo appena ne ho avuta l’occasione. Sono rimasto così colpito, così conquistato da questa storia che attendo con ansia la pubblicazione del seguito.

Ad ogni modo Enemy fra il bene e il male mi ha regalato emozioni di ogni genere. Per prima cosa è scritto veramente bene. La lettura è stata scorrevole, veloce e rapida. Le pagine le ho divorate in poco tempo e penso di averci messo due o tre giorni a finirlo. Ero così curioso di sapere come andasse avanti la storia da essere incapace di fermarmi, di prendere una pausa.

Ciò trae maggiore forza grazie alla naturale capacità di immedesimarsi con la nostra protagonista Ginevra. Quello che lei ha vissuto, sentito e provato lo ha trasmesso a me, mentre leggevo le pagine della sua storia. Ho provato dolore e rabbia, quando il suo destino si è incrociato all’improvviso con quello di Ruben Dranger, suo “antagonista”.

Questo ragazzo rappresenta ciò che Ginevra più detesta nel sesso opposto. E’ arrogante e viziato, abituato ad ottenere sempre ciò che vuole e desidera al momento anche con la forza, qualora fosse necessaria. Inoltre mostra disprezzo verso tutti coloro che considera inferiori alla sua persona. Infatti prova gusto a denigrare oppure infierire su di essi.

Ciò accade spesso con la nostra protagonista, la quale si troverà in una situazione spiacevole quando lui deciderà di fargliela pagare per le sue troppe intromissioni nei suoi affari. Questo evento darà avvio alla lotta fra il bene e il male, fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Da questo punto in poi verranno a galla segreti dimenticati, custoditi da leggende e racconti a cui nessuno crede più o dà ancora peso.

E sarà un forte sentimento a mescolare continuamente le carte in gioco, portando i due giovani a rivalutare sé stessi, a prendere decisioni che mai avrebbero preso in vita loro.
Dal momento che non voglio rivelare nulla di quanto già detto, la nostra recensione termina qui e vi invito a procurarvi questo libro perché ne vale davvero la pena. A presto miei cari Sognatori e mie care Sognatrici e ricordate: “sognare significa viaggiare e viaggiare significa vivere mille avventure“.

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Mezzosangue

Copertina di Mezzosangue.

Scritto da Vincenzo Romano, Mezzosangue è un romanzo di genere fantasy. Pubblicato da 0111 Edizioni, racconta la storia di un lungo viaggio in terre lontane.

Protagonisti di quest’avventura sono Narog e Kai, due giovani mezzosangue il cui destino sembra intrecciarsi per caso nel folto del bosco.

Pericoli ed avversità li porteranno a compiere questo viaggio, che si rivelerà presto qualcosa di molto di più che una semplice fuga da un nemico mortale.

Riusciranno a sopravvivere? Troveranno ciò che ognuno di loro sta cercando?

Dopo aver dato un accenno della trama, passiamo alle considerazioni personali. Ho acquistato questo libro durante la diciannovesima edizione del Napoli Comicon di quest’anno. Non mi è mai capitato di leggere racconti del genere fantasy da quel che ricordo, così decisi di dare una possibilità a questa storia. Devo ammettere che non mi pento affatto di questo acquisto.

Mezzosangue è un romanzo a cui non manca assolutamente niente. E’ una storia d’avventura ambientata in un mondo fantastico ed immaginario, ricca di azione e di misteri da risolvere e a cui dare una spiegazione. E’ anche la storia di una profonda e sincera amicizia fra due giovani, che hanno una cosa in comune: la loro condizione di mezzosangue.

Questa particolarità è stata spesso causa di diffidenza, discriminazione e paura nei loro confronti dinanzi ad occhi dei propri ed altrui popoli. C’è quindi anche la paura verso il diverso in questo romanzo e viene affrontata in differenti modi durante tutto il racconto.

Questa mappa mostra dove si svolge la storia di Mezzosangue.

Ciò avviene in particolare proprio attraverso il rapporto fra i due protagonisti. All’inizio la loro interazione risulta difficile, fredda e distaccata. Non è soltanto una questione caratteriale, bensì la differente appartenenza razziale. Infatti le loro origini riguardano due popoli da sempre in aspri rapporti e in lotta fra loro per amari ed antichi dispiaceri.

Per quanto riguarda il viaggio intrapreso da Kai e Narog, quest’ultimo nasce dall’esigenza di fuggire da un potente nemico e di allontanarlo dal vicino villaggio, per proteggere i suoi abitanti. Dopo un violento scontro caratterizzato dallo spargimento di sangue e dalla morte, si trasforma in una ricerca di sé stessi e delle proprie origini, nonché la conclusione di un percorso già iniziato in precedenza per uno dei due.

Il finale di questa storia si è rivelato essere una vera e propria sorpresa. Tralasciando gli indizi lasciati un po’ qui e un po’ là in gran parte del racconto, devo ammettere che l’incredulità e la meraviglia si sono manifestate comunque. E’ stato un “oddio lo sapevo, me lo aspettavo, però cavolo” nella mia testa e ho provato un senso di amarezza per averlo concluso.

Nonostante ci siano degli errori di battitura, vi consiglio assolutamente di leggere Mezzosangue. Essendo un racconto a sé, vi chiedo di cimentarvi in questa nuova avventura senza paragonarla ad altri racconti dello stesso genere, perché ogni libro è unico e non sempre ci possiamo aspettare che sia uguale agli altri.

La nostra recensione termina qui. A presto miei cari Sognatori e mie care Sognatrici e ricordate: “sognare significa viaggiare e viaggiare significa vivere mille avventure“.

Pagina ufficiale di Facebook: Mezzosangue

Sette minuti dopo la mezzanotte

Locandina di Sette minuti dopo la mezzanotte

Sette minuti dopo la mezzanotte è un film del 2016 (da noi arrivato un’anno dopo). La pellicola è l’adattamento dell’omonimo romanzo scritto da Patrick Ness, che è anche sceneggiatore del film. Vi darò un piccolo accenno della trama, per poi passare alle mie opinioni sulla pellicola.

Conor O’Malley è un ragazzino che vive una vita difficile: sua madre è malata terminale di cancro, a scuola è vittima di bullismo ed ha un pessimo rapporto con la nonna ed il padre. L’unica cosa che gli dà consolazione è il disegno.
Una notte il ragazzino viene visitato da un mostro, un’enorme creatura simile ad un albero umanoide. Quest’ultimo è venuto per raccontargli tre storie, per poi averne una in cambio dal ragazzino, che sarà la sua “verità”.
Da questo incontro nascerà un legame che aiuterà il nostro giovane protagonista a superare la sua infelicità.

Conor e il mostro in Sette minuti dopo la mezzanotte

Ora passiamo alle mie opinioni sulla pellicola. Sette minuti dopo la mezzanotte può essere descritto come una favola moderna, profonda e agro-dolce. Ogni storia che il “mostro” racconterà a Conor racchiude in sé una morale ben precisa, che va dal non giudicare dalla sola apparenza al non perdere la propria fede nelle cose.
Il film anche grazie ai sui stupendi effetti visivi non mancherà di impressionare lo spettatore, fino al suo finale, che non potrà fare a meno di far scendere qualche lacrima.
In conclusione, vi invito a guardare questo film, che non mancherà di stupirvi ed emozionarvi.
Detto questo vi saluto e vi do appuntamento ad una prossima recensione e ricordate: “leggete con il cuore e pensate con la mente”.

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Spice and Wolf

Copertina del terzo volume di Spice and Wolf.

Scritta da Isuna Hasekura e illustrata da Jū Ayakura, Spice and Wolf è una serie di light novel giapponese, da cui è stato tratto un manga (ancora adesso in stato di pubblicazione ed è la Panini Comics ad occuparsene nel nostro paese) e ben due serie animate che differiscono un po’ dalla sua versione cartacea.
Ambientata in un mondo molto simile al tardo medioevo europeo, racconta la storia di un mercante di nome Lawrence, che, dopo un inaspettato incontro con la Dea Lupo di nome Holo (appare come una giovane donna con le orecchie e la coda di un lupo), accetta di riportarla a casa, nella sua terra natia.
Dopo aver dato un accenno della trama, passiamo alle considerazioni personali. Spice and Wolf è una storia unica nel suo genere, perché mette insieme diversi aspetti che appartengono alla nostra vita quotidiana: l’economia, il lavoro, la politica, la religione e così via. Dal momento che si prende d’ispirazione il tardo medioevo del nostro continente, si mette in evidenza la così detta lotta fra quella che ormai può essere considerata come la religione dominante e ciò che resta delle piccole realtà pagane, la cui esistenza ormai non è più tollerata e chiunque le pratichi viene considerato come un eretico. E’ ciò che accade ad Holo, che viene presa di mira dalla Chiesa e diventa oggetto di una caccia spietata, molto simile alla così detta caccia alle streghe per intenderci.

Holo e Lawrence, i due protagonisti di Spice and Wolf.

Un altro aspetto fondamentale di questa storia è l’economia. Lawrence è un esperto mercante ed è capace di concludere diversi tipi di affari, a seconda della merce che può ovviamente acquistare per poi venderla al miglior offerente. Cerca di rispettare la così detta richiesta sul mercato, peccato solo che non sempre riesce a raggiungere i suoi obiettivi, soprattutto quando si troverà ad affrontare il cambio di valuta.
C’è un ultimo aspetto da prendere in considerazione ed è il rapporto fra il mercante e la divinità. Comincia tutto come una semplice conoscenza ed una successiva amicizia, ma durante il viaggio imparano presto a conoscere i pregi e i difetti di entrambi, le proprie abilità e competenze, i sogni e le paure, scoprendo così un sentimento molto ma molto più forte che lì unirà nonostante la loro diversa natura.
Avendo letto soltanto parte del manga e avendo visto ambedue le serie animate, questo è tutto ciò che vi ho potuto elencare e vi dirò con tutta sincerità che ho apprezzato molto questa storia, perché è davvero diversa rispetto a tutto ciò che mi è capitato di leggere. Ho avuto un po’ di difficoltà a comprendere il sistema economico, ma mi sono entusiasmata a vedere Lawrence ed Holo concludere abilmente i loro affari e ho provato mille e più emozioni quando li vedevo diciamo “così intimi”, così vicini.
La nostra recensione su Spice and Wolf termina qui. A presto miei cari Sognatori e mie care Sognatrici e ricordate: “chi sogna, viaggia“.

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Il Drago Invisibile

Locandina di Il Drago Invisibile
Locandina di Il Drago Invisibile

Il Drago Invisibile (in originale Pete’s Dragon) è un film targato Walt Disney del 2016, remake di Elliott il drago invisibile del 1977.
Prima di dirvi cosa ne penso del film, mi sembra doveroso accennarne la trama e fare dei confronti dove è possibile ovviamente con l’ originale.
Il Drago Invisibile comincia con Pete, un bambino di 5 anni seduto in macchina con i sui genitori diretti nei boschi per campeggiare. Tutto ad un tratto un cervo gli taglia la strada e il padre del bambino perde il controllo dell’autovettura. Pete si risveglia poco dopo, accorgendosi che purtroppo i sui genitori non ce l’hanno fatta. Il bambino si ritrova da solo a vagare per il bosco e la situazione peggiora quando attira l’attenzione di un branco di lupi. Proprio in quel momento succede qualcosa di inaspettato: dal folto del bosco spunta qualcosa di strabiliante, un drago. Questo gigante si affeziona molto al bambino tanto da prenderlo con sé e ciò segna l’inizio di una splendida e magica amicizia tra i due.
Nel film originale la trama è molto diversa. Mentre nel remake Pete ci viene presentato come una sorta di Mowgli cresciuto ed aiutato da Eliott, nel film originale è un orfano comprato da una famiglia che lo usa come un vero e proprio servo. Lo stesso Elliott si presenta diverso. Quello recente somiglia molto ad un drago orientale (pelliccia e naso e orecchie canine), mentre la sua versione originale è quello a cui ognuno di noi penserebbe, se gli venisse chiesto di immaginare un drago.

Differenza tra Elliott nel film originale ripetta ad Elliott in Il Drago Invisibile
Differenza tra Elliott nel film originale ripetta ad Elliott in Il Drago Invisibile

Ora passiamo al mio giudizio personale in merito al film.
Il Drago Invisibile si presenta come una favola moderna, che a mio avviso non snatura affatto l’originale e anzi lo arricchisce con l’approfondimento del rapporto e del legame fra Pete ed Elliott.
In questo remake non mancano messaggi e temi importanti quali: la scoperta di sé stessi, il rispetto verso la natura e le creature che la popolano e, tema principale del film, il significato della parola “famiglia”.
In conclusione, vi invito caldamente a vedere questo film e a riscoprire anche la sua versione originale, anche essa piena di importanti messaggi.
Detto questo vi saluto e vi do appuntamento ad una prossima recensione e ricordate: “Leggete con il cuore e pensate con la mente”.

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Wolf Guy

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Disegno introduttivo del capitolo undici di Wolf Guy.

Wolf Guy è un manga che appartiene alla categoria seinen ed è composto da ben dodici volumi pubblicati dalla Akita Shoten, JPOP nel nostro paese. Creato da  Yoshiaki Tabata e Yuki Yogo, è una rivisitazione più violenta e cruda di una pubblicazione precedente e racconta la storia di Akira Inugami, un ragazzo misterioso e problematico che dopo essere stato espulso dall’istituto privato, comincia a frequentare la scuola comunale Hakutoku dove insegna la signorina Aoshika, ovvero la sua nuova insegnante.
Con il suo arrivo in questo nuovo istituto cominciano già i problemi, in quanto la sua classe è governata da un certo Dou Haguro, figlio di un dirigente di un potente clan mafioso. Già il primo giorno il nostro protagonista provoca uno scagnozzo di questo boss scolastico e quando lo attacca, lui si scansa semplicemente e lascia che cada da solo sul proprio coltello, ferendosi gravemente. Questa provocazione e questo affronto non sono ben graditi da Dou Haguro, che organizza un’imboscata sul tetto dell’istituto con lo scopo di dare inizio a uno scontro mortale, peccato che non andrà secondo i suoi piani perché Akira Inugami mostrerà una resistenza ai colpi e un senso di fierezza legati al suo segreto.

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Il protagonista e l’antagonista di Wolf Guy.

Wolf Guy è un manga che racchiude quella che è una tipica storia fantasy, dove il protagonista è una creatura che appartiene al mondo del sovrannaturale, a un mondo non reale ma immaginario nella nostra mente. E’ da considerarsi adatto ad un pubblico adulto – non è un caso che sia targato come seinen e non come shonen oppure shojo – e lo sconsiglierei ai minori e soprattutto a chi è debole di stomaco, perché il tema della violenza e anche dell’atto sessuale ne fa praticamente da padrone.
Devo ammettere che questo stile, che i disegni di Yuki Yogo sono a dir poco fantastici. Si tratta di un manga assolutamente realistico, soprattutto nella realizzazione degli animali e dei paesaggi. E che dire degli uomini e delle donne? Trasmettono delle emozioni e delle sensazioni anche con un semplice sguardo. Si respira tensione, paura, eccitazione e si arriva a provare anche un senso di disgusto in alcune scene, soprattutto quelle che trattano la così detta violenza carnale, ovvero quella sessuale nei confronti delle giovani donne. E’ come se Wolf Guy ti mettesse davanti ciò che accade nel nostro mondo tutti i giorni o quasi. Come dicevo prima, è realismo misto a fantasy. E’ qualcosa di reale, ma al tempo stesso non lo è. E’ un po’ difficile da spiegare, ma spero di essere riuscita nell’impresa. Per saperne di più, per scoprire che cosa accade ad Akira Inugami e a tutti i personaggi che entrano in contatto con lui, vi consiglio di recuperare quest’opera perché non ho voluto svelare tutta la trama. Che gusto c’è se vi raccontassi tutta la storia?
La nostra recensione su Wolf Guy termina qui. A presto miei cari Sognatori e mie care Sognatrici e ricordate: “chi sogna, viaggia.

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Once Upon A Time

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Copertina del cofanetto di Once Upon A Time.

Che cosa accadrebbe se i personaggi più famosi del mondo delle fiabe e delle favole fossero catapultati magicamente nel mondo reale ai giorni nostri?
Questa è sicuramente la domanda che Edward Kitsis e Adam Horowitz si sono posti nel creare Once Upon A Time, serie tv di stampo statunitense di genere fantasy con giusto qualche tocco di drammaticità, mistero e soprattutto avventura.
Protagonista di questa storia è Emma Swan, che è niente poco di meno che la figlia della bellissima e pura di cuore Biancaneve e del coraggioso e audace principe James, alias il principe azzurro.
A causa di un potente sortilegio lanciato dalla perfida Regina Cattiva per pareggiare i conti con Biancaneve per una questione legata al passato, la nostra protagonista è costretta a separarsi ancora in fasce dai suoi genitori e attraverso un albero magico viene spedita nel nostro mondo senza magia, con la speranza che un giorno possa tornare e spezzare il sortilegio come la stessa profezia narra.
Passano esattamente ventotto anni da questo avvenimento e proprio quando arriva il giorno del suo compleanno Emma riceve la visita di un bambino ormai quasi ragazzo, Henry Mills, che dice di essere suo figlio, lo stesso figlio che lei diede in adozione anni fa. Il ragazzino – come lo definisce spesso la nostra protagonista – le parla di Storybrooke e del sortilegio che lei è destinata a spezzare, ma Emma non gli crede e ipotizza che sia semplicemente scappato di casa, così decide di riportarlo da dov’è venuto. Ed è così che arriva a Storybrooke, dove ha anche la possibilità di conoscere Regina Mills, sindaco della città nonché madre adottiva di Henry. Dal momento che la situazione le puzza un bel po’, la nostra protagonista decide di restare ed è così che comincia la sua avventura, inconsapevole o meno di ciò che il destino ha in serbo per lei.

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Personaggi principali di Once Upon A Time.

E adesso passiamo a quelle che possono essere definite come considerazioni personali. Ammetto che erano ormai anni che non seguivo una serie televisiva e Once Upon A Time può essere considerato come la ripresa di questa attività.
Per me è stato impossibile non guardare un episodio dopo l’altro e tutto ciò è dovuto al fatto che questa serie tv è stata capace di catturare la mia attenzione e soprattutto di suscitare il mio interesse.
Partiamo già dal presupposto che l’idea stessa è geniale e personalmente non avrei mai immaginato nulla di simile, nulla di tutto questo. Per me è stato pazzesco vedere come interagivano i personaggi di un mondo immaginario con la nostra realtà, dove non è affatto semplice credere alla magia e a tutto ciò che non si può vedere, figuriamoci pensare. Ho amato da morire i continui contrasti fra Emma e Regina – sempre pronte a dichiararsi guerra con sguardi oppure quelli che su Facebook identifichiamo come “stati frecciatina” -riguardo alla protezione di Henry, nonché la conquista del suo affetto. Infatti un tema che si affronta spesso in ogni puntata è l’amore verso una persona, che possa essere il proprio o la propria partner o nel caso di Emma suo figlio. Un’altra cosa che ho apprezzato è stata l’interazione fra Mary Margaret Blanchard (Biancaneve) e David Nolan (James, il principe azzurro). Nonostante non si ricordassero chi realmente fossero a causa del sortilegio di Regina, il loro amore non è mai svanito e anzi non facevano altro che cercarsi di continuo, pur non capendone le ragioni. “Ti troverò sempre” era la frase per eccellenza in ogni episodio. E Tremotino? Co-antagonista per eccellenza. E’ un personaggio ben costruito. Non è né cattivo, né buono. Agisce solo ed esclusivamente per il suo tornaconto personale, come farebbe qualunque persona di un certo calibro nel nostro mondo.

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Biancaneve e il principe azzurro James in una scena di Once Upon A Time.

Riassumendo quanto è stato detto fino ad ora, Once Upon A Time è una serie televisiva capace di tenervi incollati su una sedia oppure comodamente stesi sui vostri letti con gli occhi fissi sullo schermo del computer oppure del televisore.
Ogni personaggio ha la sua storia, che si intreccia a quelle degli altri e tutto questo porta a esclamare cose del tipo “oddio no, non ci credo!“, “no, non può essere vero!“, “ma hai capito un po’?” e così via. è da premettere che nulla è come sembra, perché c’è sempre qualcosa – che sia un motivo, un desiderio, un’aspirazione – che spinge e porta a compiere una determinata azione oppure a diventare ciò che si voleva essere da sempre oppure no.
La nostra recensione sulla prima stagione di Once Upon A Time termina qui. A presto miei cari sognatori e ricordate: “chi sogna, viaggia“.

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Hataraku maou-sama!

Hataraku maou-sama!

HatarakuMaou-sama-originalRegia di Naoto Hosoda e trasmesso da White fox, Hataraku maou-sama! è un’opera di animazione giapponese costituita da tredici episodi ed uscita nell’anno 2013. Riconosciuto nel genere della commedia e del fantasy, il titolo tradotto in italiano significa “Il diavolo lavora part-time“. La storia narra di un fantastico regno e del principe dei demoni che, per non essere sconfitto dai buoni ovvero dai paladini della giustizia che volevano fermare l’espansione del suo regno, è costretto a rifugiarsi in Giappone e a lavorare per vivere. Attenzione, lavorare non in un ufficio bensì in un fast food.
I personaggi principali sono:

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Sadao Mou alias Satan. È il grande demone che, nel mondo fantastico originario, tenta di unificare il regno sotto la sua guida. Personaggio principale, passa come il cattivo di turno. In realtà quando si trova in un mondo senza magia si rivela essere un normalissimo ragazzo, molto serio nel lavoro, che ama leggere manga quando torna a casa la sera;
Emi Yusa alias Emilia. È la paladina del mondo fantastico, dedita alla sua missione di salvezza del mondo e cioè uccidere il grande demone. Appena si trova a vivere senza magia, si rivela essere una ragazza manesca e tsundere, ma anche impacciata e timida;
Chiho Sasaki. Una liceale allegra e spensierata con un seno esorbitante, sconcertante sopratutto perchè ha 14 anni e lavora insieme a Sadao. È la tipica protagonista dei manga femminili, timida, impacciata e perennemente in cerca dell’amore;
Shirou Ashiya alias Alciel. È il galoppino che darebbe la vita per il suo padrone e infatti fugge insieme al grande demone e giunge in Giappone. Vive insieme a Sadao in un piccolo appartamento e passa il tempo a pulire e cucinare, aspettando il suo ritorno;

662791-hat1Nel corso della vicenda appaiono altri personaggi legati al mondo fantastico per lo più, tra cui un nerd e una ragazza vestita in kimono che parla con parole arcaiche e non più in uso.
La mia personale opinione? Hataraku maou-sama! mi è piaciuto molto sopratutto il fatto che Sadao pensi a fare carriera nel mondo degli umani, invece di concentrarsi a tornare nel suo mondo. La parte che preferisco sono le scene di vita quotidiana dei due all’inizio; poi un trio e a quel punto la faccenda si fa ancora più interessante e divertente. Non mi dilungo troppo, quindi lascio a voi lettori il compito di scoprirlo.

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Antithesis

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Gwen e Xavier, protagonisti di Antithesis.

Realizzato dalla giovane e brillante mente di Jessica Marino, Antithesis è un fumetto on-line a sfondo ambientalista. Improntato sul genere fantasy e fantascientifico, il lettore viene introdotto in un universo alternativo dove la Terra è divisa in due grandi continenti: Hevel e Qayin. Nel primo dimorano coloro che sono una sola cosa con la Natura. Essi hanno imparato a vivere secondo le sue leggi e a rispettarle ciecamente. Conoscono il valore della vita e soprattutto della morte e secondo il loro credo ogni creatura di questo mondo – uomo o animale che sia – ha diritto a nascere e vivere libero come la natura stessa ha voluto. Nel secondo abbiamo l’esatto opposto. Lì dimorano quegli uomini che non si sono adeguati al mondo così com’è. Ciò che la Natura aveva loro da offrire non bastava mai e così, superbi e avidi, hanno avuto l’arroganza di plasmare questo mondo a proprio piacimento e secondo quella che è la loro visione. Ed è così che le fitte foreste e le immense valli lasciano il posto alla pietra e al cemento. Ciò che un tempo era dei colori dell’arcobaleno diventa grigio e tetro e la luce dell’esistenza stessa sembra ormai svanita. Ed è proprio in questo mondo creato dalle stesse mani dell’uomo che avviene quello che può essere considerato come un significativo incontro, forse non a primo impatto ma di sicuro in un futuro prossimo e non tanto lontano. Gwen, abitante di Hevel, si avventura in Qayin con una missione ben precisa: salvare dalla schiavitù i pochi animali selvatici – e non – rimasti e concedere loro la libertà che tanto gli spetta di diritto. Tuttavia, l’incontro-scontro con il ricercato Xavier stravolgerà un bel po’ i suoi piani – ovviamente non sarà la sola ed unica volta – e si ritroverà a vivere una sensazionale avventura alquanto imprevista.
Analizzando attentamente Antithesis, si scopre che questo fumetto riesce a trattare un tema attuale e piuttosto forte – ovvero le problematiche ambientali che affliggono il nostro pianeta ormai da un bel po’ di tempo – con una chiave di lettura a tratti seria e a tratti comica. Già l’accostamento di questi due personaggi così tanto diversi n’è la prova. Ad ogni tavola corrisponde più o meno un deteminato sentimento e punto di riflessione nel lettore. Ci sono dei momenti in cui le loro differenze generano un sorriso e ti fanno pensare o dire “toh ma guarda quanto è ingenua Gwen” oppure “Xavier, ma quanto sei stronzo” ed altre in cui avviene l’esatto opposto. Per citare un esempio, mi si è sciolto il cuore quando il nostro fuorilegge cerca di far prendere sonno alla nostra giovane pro-ambiente, nonostante sia una spina nel fianco e la sembri detestare un bel po’. Ciò che scaturisce da episodi di questo genere è che l’apparenza può spesso ingannare. La nostra protagonista appare come una ragazza ingenua e completamente fuori di testa – per i suoi discorsi pro-natura – agli occhi degli abitanti di Qayin, che imparano presto quanto possa essere micidiale ciò che appare innocente. Stesso discorso può essere fatto sull’altro protagonista, indifferente a tutto ma lo sarà davvero al 100%?

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Antithesis – Da che parte starai?

Riassumendo quanto è stato detto fino a questo momento, Antithesis è un fumetto on-line che sarà sicuramente capace di accattivare il pubblico virtuale con i suoi simpaticissimi sketch e i suoi momenti seri che incitano ad una perfetta riflessione, che è assolutamente e completamente personale. Ognuno è libero di sviluppare ed esporre quella che è la propria idea o teoria su un determinato argomento – in questo caso l’ambiente -, che può essere più o meno condivisa con gli altri in quanto un aspetto importante di quest’opera è la possibilità di scegliere da quale parte stare: Hevel o Qayin? Natura o progresso? A voi spetta la decisione.
Ad ogni modo Jessica Marino è stata capace di sviluppare un’idea che è presente in numerose opere sia del passato che dei giorni nostri, ma ci ha aggiunto quel pizzico in più, quel tocco strettamente personale che rende Antithesis un fumetto unico nel suo genere. Lo stile di quest’artista sembra sposarsi alla perfezione con ciò che viene mostrato all’interno di questa storia e vi confesso che non riesco ad immaginarlo diversamente. La scelta dei colori non è per niente casuale: vivaci (prevalentemente giallo, verde, bianco e una certa tonalità di marrone) per richiamare la serenità di un ambiente che è rimasto al 100% naturale; spenti (grigio, rosso, viola, ecc.) per indicare un luogo artificiale e forse destinato alla decadenza. E tutto ciò si collega ad un perfetto gioco di luci ed ombre. Concludendo, consiglio a tutti voi di dare uno sguardo a quest’opera perché merita davvero e forse anche più di quanto possiamo immaginare. Potete recuperarla facilmente su Facebook nella pagina apposita (vi lascerò il link qui in basso).

Pagina ufficiale di Facebook: Antithesis