Hiromu Arakawa

Una foto di Hiromu Arakawa.

Nata l’8 maggio 1973, Hiromu Arakawa è una fumettista giapponese. Originaria dell’isola di Hokkaido, il suo vero nome è Hiromi Arakawa ed è cresciuta nella fattoria di famiglia. Lì sin da piccola ha sempre sognato di diventare una mangaka.

Nel 1999 è assistente scrittrice di Eto Hiroyuki in Guru Guru – il girotondo della magia. Nello stesso periodo è amica di Yashichiro Takahashi, autore di Shakugan no Shana.

La sua carriera comincia proprio in quell’anno con la pubblicazione del manga Stray Dog. Tuttavia, il successo arriva grazie ad un’altra sua opera: Fullmetal Alchemist.

Nel 2006 ha collaborato con lo scrittore Jin-Zhou Huan per illustrare e disegnare Hero Tales, storia composta da un totale di cinque manga successivamente adattati per una serie animata l’anno successivo.

Nel 2011 ha cominciato a lavorare ad una nuova storia intitolata Silver Spoon, che già ha riscosso successo ed è stato adattato per una serie animata. Recentemente sta lavorando a un riadattamento di La leggenda di Arslan, light novel di Yoshiki Tanaka.

Nelle sue storie Hiromu Arakawa si disegna con sembianze bovine.

Dopo aver parlato della sua biografia, passiamo alle considerazioni personali. Hiromu Arakawa è un’autrice formidabile e mi ha subito conquistato con il suo manga più celebre ovvero Fullmetal Alchemist.

A parte il suo stile di disegno ciò che più mi piace è il suo modo di raccontare le cose. E’ capace di creare storie perfettamente mixate. Alla serietà si contrappone la comicità, agli attimi drammatici invece momenti senza senso.

E vogliamo parlare della caratterizzazione dei suoi personaggi? Che siano gli eroi oppure gli antagonisti, i principali oppure i secondari è impossibile non amarli dal primo all’ultimo. La stessa cosa può valere anche per il concetto di odio.

Un’altra cosa che mi piace molto di questa autrice è come rappresenta sé stessa all’interno delle sue storie e soprattutto come interagisce con i personaggi. E’ impossibile non amare questa mucca occhialuta.

Di recente ho scoperto che esistono altri suoi progetti e, appena ne avrò la possibilità, vedrò di recuperarli tutti. Penso di aver detto tutto, quindi la nostra recensione termina qui. A presto miei cari Sognatori e mie care Sognatrici e ricordate: “sognare significa viaggiare e viaggiare significa vivere mille avventure“.

Leggi anche: Fullmetal Alchemist

David E. Petersen

Una foto di David E. Petersen.

Nato il 4 luglio 1977 in Michigan, David E. Petersen è un disegnatore statunitense. Autore di Mouse Guard (conosciuto in Italia come “La guardia dei topi“), la sua carriera nel mondo del fumetto comincia proprio grazie ad essa.

Siamo negli anni dedicati allo studio. Dopo aver frequentato il Mott Community College in Flint, Michigan, si trasferisce all’Eastern Michigan University, dove ottiene la laurea in Belle Arti.

E’ proprio durante questo periodo che nasce, cresce e matura la sua più grande idea. All’inizio la Guardia d’Onore doveva essere formata da diverse specie di animali. Tuttavia, qualcosa scattò dentro di lui e così decise che le sue storie avrebbero narrato le gesta di piccoli roditori: i topi.

Ciò che lo portò a prendere questa decisione fu l’idea di vedere piccoli esseri viventi lottare quotidianamente per la propria sopravvivenza in un mondo che è certamente più grande di loro.

I topolini disegnati da David E. Petersen in Mouse Guard.

Dopo aver parlato della sua biografia, passiamo alle considerazioni personali. David E. Petersen è un disegnatore di cui non sapevo assolutamente nulla e ho scoperto la sua esistenza praticamente per caso.

Tutto ha avuto inizio durante l’edizione del Napoli Comicon di quest’anno. Gironzolavo per gli stand della Panini Comics, quando i miei occhi si posarono su alcune graphic novel. Erano tutte caratterizzate da piccoli topi in copertina.

Incuriosito, chiesi qualche informazione e, dopo averle avute, decisi di acquistare La guardia dei topi: Autunno 1152. L’ho letto poco tempo dopo e me ne sono subito innamorato. Ciò che ho apprezzato di questo disegnatore statunitense è stata la sua capacità di narrazione non soltanto attraverso il semplice testo, ma, soprattutto, attraverso i disegni.

Duello disegnato da David E. Petersen.

Il suo stile di disegno mi è apparso realistico, ma anche fiabesco. Più leggevo il volume, più ne osservavo i disegni. E più mi tornavano alla mente le favole e le fiabe di quando ero piccolo. E’ stato come una specie di tuffo nel passato, cosa che non è mai accaduta con altri fumetti o libri che mi è capitato di leggere.

Dal momento che sono stato molto ma molto colpito dalla sua graphic novel, ho deciso che acquisterò anche i successivi e prenderò in considerazione anche gli approfondimenti. E in cuor mio spero di avere un giorno la possibilità di incontrarlo e di stringergli la mano.

Penso di aver detto tutto, quindi la nostra recensione termina qui. A presto miei cari Sognatori e mie care Sognatrici e ricordate: “sognare significa viaggiare e viaggiare significa vivere mille avventure“.

Leggi anche: La guardia dei topi: Autunno 1152

Giovanni Marcora

Una foto di Giovanni Marcora dedica un disegno durante il Napoli Comicon 2017.

Autore di Kill The Granny 2.0 e di T.B.S.M, Giovanni Marcora è un’artista italiano. Quando frequenta la Scuola Internazionale di Comics di Firenze, conosce Francesca Mengozzi e nasce subito una collaborazione ed intesa artistica.

Quest’ultima continua anche dopo la conclusione della scuola. Insieme a lei comincia a lavorare per la Vittorio Pavesio, pubblicando Kill The Granny e Tatini.

Lavorerà come colorista per Ankama Editions, Corriere della Sera e Progetto Radium.
Sarà un character designer invece per la Kinder Ferrero.

Nel 2012 arriva la vocazione di docente di fumetto. Così comincia ad insegnare al Corso di Fumetto Montemurlo e ancora oggi ricopre questo ruolo.

Inoltre lavora come colorista e disegnatore per Disney Italia, Disney America e Dupuis. Lavora anche per Edizioni Dentiblù, con cui pubblicherà Kill The Granny 2.0 e T.B.S.M.

Copertina di una nuova creazione di Francesca Mengozzi e Giovanni Marcora.

Dopo aver parlato della sua biografia, passiamo alle considerazioni personali. Questo artista l’ho conosciuto in occasione del Napoli Comicon 2016. Come già dissi nella recensione sulla sua collega, la mia attenzione ricadde sul primo volume di Kill The Granny 2.0.

E’ da quel momento che seguo anche lui e devo ammettere che mi è difficile distaccare il suo lavoro da quello dell’altra. Principalmente lui disegna mentre lei colora, ma è una straordinaria e bellissima collaborazione. Ciò che inizia lui, lo conclude lei e viceversa. E’ davvero un lavoro a quattro mani.

Ciò che mi piace di Giovanni Marcora è il suo rapporto con chi lo segue. In occasione del Napoli Comicon 2017 ho avuto la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con lui durante una dedica. Parlavamo di T.B.S.M., di come fosse venuta loro questa idea e di quali particolari sostanze avessero fatto uso per partorire tutto questo.

Fu una conversazione molto divertente, soprattutto quando mi scappò un “perché sei fissato con i cavalli?“. Lì venne davvero da ridere ad entrambi. Ed è stata la prima volta che mi chiese quale personaggio volesse che mi disegnasse, visto che il volume lo avevo letto prima di fare la fila per entrare in fiera.

Quest’anno andrò al Lucca Comics & Games e spero di rivedere entrambi, ma soprattutto di mettere le mani su qualche loro nuova creazione. Penso di aver detto tutto su di lui, quindi la nostra recensione termina qui. A presto miei cari Sognatori e mie care Sognatrici e ricordate: “sognare significa viaggiare e viaggiare significa vivere mille avventure“.

Leggi anche: Kill the Granny 2.0

Ayano Yamane

Una foto di Ayano Yamane.

Nata il 18 dicembre 1983 nella Prefettura di Hyōgo, Ayano Yamane è una fumettista ed animatrice giapponese originaria dell’isola Awazi.

La sua carriera in patria è cominciata nel 1995 come autrice di doujinshi. La maggior parte delle sue storie riguardano i personaggi del manga Slum Dunk, ma non mancano alcune opere inerenti a Final Fantasy VIII.

Successivamente si afferma come autrice di manga yaoi. Ricordiamo in particolare The Crimson Spell e You’re my crazy love prize in viewfinder, entrambi tradotti e pubblicati da Kappa Edizioni nel nostro paese.

Ha lavorato anche a due artbook. Il primo si intitola Fifteen ed è dedicato alla coppia Rukawa e Hanamichi, due personaggi del già citato Slum Dunk. Il secondo, invece, è Aya ed è dedicato interamente alle sue opere e ai light novel illustrati dall’autrice stessa.

Copertina di Amore senza frontiere, manga creato da Ayano Yamane.

Dopo aver parlato della sua biografia, entriamo nel vivo di questa recensione. Ho saputo dell’esistenza di Ayano Yamane proprio grazie a un manga yaoi da lei creato: Amore senza frontiere.

Mi fu regalato da un’amica, quando le feci visita a Roma qualche anno fa. Lo lessi in treno durante il viaggio di ritorno e ne rimasi completamente conquistato.

Tralasciando la storia (ne abbiamo parlato abbondantemente in una precedente recensione), ciò che mi colpisce ancora oggi è il disegno.

Il tratto di questa autrice mi è apparso lineare, preciso nel dettaglio ma soprattutto morbido e dolce allo stesso tempo. Tuttavia, ciò non impedisce assolutamente di trasmettere forza, passione, sentimenti ed emozioni.

Ogni volta che osservo un suo disegno, una sua tavola, ci vedo tutto questo. E mi piace anche come racconta le sue storie proprio attraverso le sue splendide tavole. E’ difficile perdere il corso della narrazione, ma non è impossibile restare bloccati davanti a un panorama da osservare oppure ad un attimo d’amore e di passione per coglierne le sensazioni e i sentimenti di quel momento intimo fra due anime e due corpi.

Ho intenzione di recuperare anche le altre storie di questa autrice e, se vi piacciono questo genere di racconti, allora vi consiglio caldamente di seguirla. Penso di aver detto tutto, quindi la nostra recensione termina qui. A presto miei cari Sognatori e mie care Sognatrici e ricordate: “sognare significa viaggiare e viaggiare significa vivere mille avventure“.

Leggi anche: Amore senza frontiere

Mike Deodato Jr.

Una foto di Mike Deodato Jr.

Nato il 23 maggio 1963 a Campina Grande, Deodato Taumaturgo Borges Filho è un disegnatore brasiliano. È conosciuto nel mondo del fumetto come Mike Deodato Jr.

La sua carriera ha inizio in patria verso la fine degli anni 70 al fianco di suo padre. Negli anni 90 il suo nome comincia a diventare noto negli Stati Uniti grazie agli adattamenti di serie televisive come Lost in Space, Quantum Leap e Beauty and the Beast, tutte targate Innovation Publishing.

Nello stesso periodo lavora su Wonder Woman per la DC Comics, The Avengers e The Mighty Thor per la Marvel Comics.

È nel 2000 che avviene il salto di qualità con una run di The Incredible Hulk. Seguiranno successivamente The Amazing Spider-Man, New Avengers, Dark Avengers, Secret Avengers e Thunderbolts.

Dopo aver lavorato al crossover intitolato Original Sin, si occuperà di Guardians of Knowhere, Star Wars e Invincible Iron Man.

Copertina del portfolio in tiratura limitata di “The art of Mike Deodato Jr.”, esposta durante la mostra L’Incredibile Marvel.

Dopo aver parlato della sua biografia, passiamo alle considerazioni personali. Mike Deodato Jr. è un disegnatore che seguo poco rispetto ad altri, ma devo ammettere che ho apprezzato molto il suo stile in Original Sin.

Sembra sposarsi perfettamente con la trama così dannatamente cupa, dark e noir. I suoi disegni mi sono sembrati molto realistici, ricchi di dettagli. È come se fossi lì, ad assistere alla scena e, perché no, anche a partecipare all’indagine sulla misteriosa morte dell’Osservatore.

Le sue tavole sono cariche di energia, sono dinamiche e racchiudono bene sia l’azione che il pensiero. E grazie a una saggia maestria dei colori, sono anche in grado di infondere la curiosità, il dubbio, il mistero, la suspense.

A dimostrazione di quanto ho detto fino ad ora c’è questa immagine alla vostra destra, che non c’entra nulla con Original Sin. E’ una foto che ho scattato durante la mostra intitolata L’Incredibile Marvel. Sono rimasto profondamente colpito ed impressionato da questo disegno, ma così tanto che mi fu difficile distogliere lo sguardo.

Anche qui c’è un realismo assurdo, una carica di energia e una dinamicità incredibile. Questa sua versione di Hulk l’ho trovata semplicemente stupenda e penso che l’artista sia riuscito a cogliere l’essenza, la natura stessa di questo personaggio.

Penso di aver detto tutto su Mike Deodato Jr., quindi la nostra recensione termina qui. A presto miei cari Sognatori e mie care Sognatrici e ricordate: “sognare significa viaggiare e viaggiare significa vivere mille avventure“.

Leggi anche:

Francesca Mengozzi

Una foto di Francesca Mengozzi.

Nata il 7 dicembre 1983 a Pistoia, Francesca Mengozzi è un’artista italiana. Dopo aver concluso gli studi presso la Scuola Internazionale di Comics di Firenze, comincia a lavorare come artista freelance.

La sua carriera come colorista e sceneggiatrice comincia nel 2007 con la Vittorio Pavesio Productions. Negli anni successivi lavorerà anche per l’Ankama Editions, Mytico e saldaPress.

Al giorno d’oggi insegna presso il Corso di Fumetto Montemurlo. In oltre collabora con diverse case editrici, fra cui la Edizioni Dentiblù.

Copertina di “Tatini”, una delle tante storie create da Francesca Mengozzi in collaborazione con Giovanni Marcora.

Dopo aver parlato della sua biografia, entriamo nel vivo della nostra recensione. Ho conosciuto quest’artista durante il Napoli Comicon 2016. Ero davanti allo stand della Edizioni Dentiblù quando i miei occhi si sono posati su un fumetto in particolare: Kill The Granny 2.0.

Lo presi e cominciai a sfogliarlo. Era la storia di un gatto che cercava vendetta verso la sua anziana padrona. Metteva in atto i suoi piani, ma non andavano mai in porto. L’idea mi piacque così tanto che decisi di acquistarlo e di farmelo dedicare. E’ da quel giorno che seguo la produzione sua e di Giovanni Marcora.

Apprezzo Francesca Mengozzi principalmente per due aspetti. Il primo è emerso poco fa ovvero la genialità. Non ho mai avuto occasione di leggere le sceneggiature delle sue produzioni, ma scommetto che sono tutte fantastiche, ricche di elementi che magari a un primo sguardo non ci fai tanto caso nella versione fumettistica.

Una pagina del primo volume di Kill The Granny 2.0, fumetto a cui Francesca Mengozzi ha lavorato insieme a Giovanni Marcora.

Il secondo aspetto riguarda sicuramente lo stile di disegno, in particolare la colorazione. Quando mi fu fatta la dedica sia sul primo che sul secondo volume di Kill The Granny 2.0, osservai con quanta delicatezza e precisione usasse non soltanto la matita ma anche gli acquarelli. Più osservo le dediche, più ci vedo una colorazione soft e leggera (arricchita da un uso magistrale di luci ed ombre), capace di trasmettere qualcosa. Può trattarsi di un’emozione negativa oppure positiva a seconda del personaggio rappresentato. E nel caso di un gatto emerge lo “scazzo” tipicamente felino.

Da poco ho scoperto l’esistenza di altre sue produzioni e cercherò di recuperarle in qualche modo. Se ciò che quest’artista racconta fa al caso vostro, vi consiglio di seguirla perché ne vale davvero la pena. Penso di aver detto tutto ciò che c’era da dire, quindi la nostra recensione termina qui. A presto miei cari Sognatori e mie care Sognatrici e ricordate: “sognare significa viaggiare e viaggiare significa vivere mille avventure“.

Leggi anche: Kill the Granny 2.0

Hidekaz Himaruya

Una foto di Hidekaz Himaruya durante una conferenza.

Nato a Kōriyama l’8 maggio del 1985, Hidekaz Himaruya è un fumettista di origine giapponese. Durante il soggiorno a New York frequenta una scuola di design. La creazione di Hetalia Axis Powers risale proprio a quel periodo.

Per seguire meglio la sua produzione e rispettare il contratto con la Comic Birz, lascia la città statunitense e torna in Giappone nel 2009.

Dopo aver dato un accenno della sua biografia, entriamo nel vivo di questa recensione. Questo mangaka lo apprezzo e lo stimo molto perché è stato capace di creare un manga unico nel suo genere.

Essendo una persona dalle larghe vedute a cui piace viaggiare, ha avuto un’idea geniale. Quale? Dare una personalità e un aspetto fisico a ciascun paese, a ciascuna nazione.

Ha preso praticamente gli aspetti positivi e negativi di ciascun popolo, regalandoci personaggi a dir poco fantastici. Ci ha portato storie, culture e tradizioni di popoli diversi fra loro eppure simili al tempo stesso.

In oltre li ha inseriti in un contesto storico a cavallo tra le due grandi guerre mondiali del secolo scorso. Qualche volta ha fatto riferimento anche ad altri fatti storici, precedenti oppure successivi ai due principali. Ed è esattamente in questo mix che ci ha regalato momenti gioiosi anteposti ad altri tristi. A volte ci ha persino fatto riflettere su tante cose.

Una tavola di Hetalia Axis Powers disegnata da Hidekaz Himaruya.

C’è un punto su cui sarò sincera. Osservando il suo stile di disegno, pensavo che Hetalia Axis Powers fosse opera di una donna. E invece poi scoprii che era stato creato dalle abili mani di un’uomo.
Ad ingannarmi è stato uno stile di disegno soft e leggero, incontrato e riscontrato spesso in altri generi di manga. Parlo ovviamente di shojo e yaoi.

Ad ogni modo i suoi disegni sono in grado di trasmettere un gran numero di emozioni, stati d’animo e così via. Ed è impossibile non immedesimarsi nei suoi personaggi, che sono lo specchio dei popoli di questo mondo. Insieme a loro proviamo gioia, paura, rabbia, tristezza e molto altro ancora. Impossibile resistere alle risate, spesso generate da momenti comici incisi con espressioni buffe.

Penso di aver detto tutto su Hidekaz Himaruya, quindi la nostra recensione termina qui. A presto miei cari Sognatori e mie care Sognatrici e ricordate: “sognare significa viaggiare e viaggiare significa vivere mille avventure”.

Steve McNiven

Una foto di Steve McNiven.

Nato nel 1967 ad Halifax, Steve McNiven è un fumettista di origine canadese.
La sua carriera come disegnatore di tavole è iniziata nel 1999. Fu sua moglie a convincerlo a presentare delle tavole di prova durante la convention di San Diego. E in quella occasione fu notato dalla casa editrice CrossGen, che gli affidò il lavoro su Meridian.

Nel 2005 cominciò a lavorare per la Marvel Comics, occupandosi in particolare delle seguenti testate: Fantastici Quattro, Ultimate Secret e i Nuovi Vendicatori. Successivamente affiancò Mark Millar per la realizzazione di un importante crossover: Civil War.

Dopo quest’epica avventura lavorò su alcuni numeri di Amazing Spider-Man. Tuttavia, abbandonò presto questa testata per seguire Old Man Logan, un altro racconto scritto sempre da Mark Millar.

Wolverine disegnato da Steve McNiven.

Dopo aver citato la sua biografia, entriamo nel vivo della recensione. Non ho ancora avuto la possibilità di incontrare Steve McNiven dal vivo. Tuttavia, ho conosciuto la produzione di questo fumettista grazie a “Le Battaglie del Secolo”, nella cui collezione c’era Civil War, che abbiamo già recensito un po’ di tempo fa.

Mentre leggevo questo mega evento, osservavo con attenzione e cura le sue tavole, finendo per innamorarmene perdutamente. Sono a dir poco fantastiche e il suo stile mi ha letteralmente conquistata. E’ un disegno “fumettistico”, ma ho notato più di una volta tracce di realismo nei volti, nelle espressioni ed azioni dei personaggi.
Le sue tavole trasmettono forti emozioni e determinate sensazioni a seconda dell’atmosfera. E tutto ciò risalta ancora di più grazie ad un mix di colori super azzeccati e adatti all’occasione e soprattutto ad un perfetto gioco di luci ed ombre.

Sarò sincera: Steve McNiven è uno degli autori oltreoceano a cui più mi ispiro. E spero un giorno di poterlo incontrare e, perché no, stringergli anche la mano.
Penso di aver detto tutto, quindi la nostra recensione termina qui. A presto miei cari Sognatori e mie care Sognatrici e ricordate: “chi sogna, viaggia“.

Leggi anche: Civil War

Luigi Bigio Cecchi

Una foto di Luigi Bigio Cecchi.

Autore della serie a fumetti “Drizzit” e della sua seguente creazione con il titolo “The Author“, Luigi Bigio Cecchi è un’artista italiano che ha riscontato un enorme successo grazie alla magia dell’illustre Stregone Internet, ma soprattutto grazie ai poteri mistici che nemmeno il disegnatore stesso sapeva di possedere e oggi è uno dei fumettisti più attivi della tavola rotonda di re Shockdom.
Appassionato di giochi di ruolo, la sua avventura fumettistica ha avuto inizio con la creazione e pubblicazione sul web di strisce fumettistiche con protagonisti un tappo di sughero di elfo oscuro dal buon cuore e il suo strambo ma simpatico gruppo di amici ed avventurieri: Drizzit.
Raggiunta una certa notorietà, il suo primogenito si evolve dal digitale al cartaceo grazie a Shockdom, che, riconosciute le sue potenzialità, decide di investire su di esso e sul suo creatore e ciò avverrà anche in futuro con la creazione di giochi di ruolo e di carte (basati sulle fantomatiche avventure dei nostri avventurieri) e con la nascita di una serie a fumetti con protagonista l’autore stesso: The Author.

Copertina del primo volume di The Author, storia a fumetti creata da Luigi Bigio Cecchi.

Dopo aver scritto quella che può essere definita come una biografia fantasiosa, passiamo alle considerazioni personali. Ho conosciuto Luigi Bigio Cecchi grazie al fidato TN10, che spesso mi ha parlato di questo autore e soprattutto di suo figlio Drizzit e ho avuto la possibilità di incontrarlo alla scorsa edizione del Lucca Comics and Games (stiamo parlando dell’anno 2016 ovviamente). Mi è apparso come una persona spiritosa e divertente, pronta a ironizzare sulle sue stesse storie, cosa che già fa anche all’interno degli stessi fumetti ed è qualcosa che apprezzo davvero tanto, perché mostra la veridicità stessa della persona. E ancora adesso ricordo il suo commento quando ho acquistato il primo volume di Drizzit e al momento della dedica mi disse di non dare molto peso ai suoi disegni iniziali perché rispetto a quelli attuali sono davvero brutti. Ciò mi ha dimostrato in un certo senso che lui stesso forse si è meravigliato del successo che ha avuto in rete (e successivamente anche cartaceo) e che non si aspettava, perché tutto era iniziato come un semplice gioco con lo scopo di divertirsi.
Ciò che apprezzo in particolare di Luigi Bigio Cecchi è il modo in cui racconta le sue storie. Come già dissi nella recensione dedicata a “Drizzit – Le origini“, è un autore che non ha peli sulla lingua e che non si censura il più delle volte (addirittura ci mette la faccia oppure interviene all’interno della storia), anzi racconta le cose così come stanno e hai voglia a trovare battute e gag demenziali oppure riferimenti alla sfera erotica e sessuale o legati anche al mondo tipico dei giochi di ruolo. Forse è proprio per questo che molti lo apprezzano, soprattutto i maschietti (no, non sono sicuramente le tette e i culi di Baba Yaga e Katy Brie, assolutamente no).
Per quanto riguarda lo stile del suo disegno, è molto semplice e soprattutto da cartone animato ma si sposa benissimo con il suo modo di raccontare. E la sua abilità nel disegno è ovviamente migliorata nel corso del tempo e col passare degli anni, infatti c’è una bella e sostanziale differenza fra l’inizio ed oggi.
La nostra recensione su Luigi Bigio Cecchi termina qui. A presto miei cari Sognatori e mie care Sognatrici e ricordate: “chi sogna, viaggia“.

Leggi anche: Drizzit – Le origini

Pagina ufficiale di Facebook: Drizzit

Pagina ufficiale di Facebook: The Author

Stuart Immonen

Una foto di Stuart Immonen del 2011.

Stuart Immonen è un fumettista di origine canadese e la sua carriera inizia nel 1988 con la serie “Playground“.
Nel 1993 è ingaggiato dalla DC Comics, che gli affida il compito di disegnare il terzo volume di “Legion of Superheroes” e successivamente si occuperà anche di diverse testate dell’uomo d’acciaio ovvero Superman.
Nel 2001 inizia la sua collaborazione con la Casa delle Idee – ovvero la Marvel Comics -, per la quale si occuperà di alcune storie del dio del tuono (Thor) e della bomba gamma ad orologeria (Hulk). Successivamente gli sarà affidato il compito di disegnare l’universo Ultimate, in particolare: Ultimate Fantastic Four, Ultimate X-Men e Ultimate Spiderman. Parteciperà persino ad uno dei più grandi crossover mai proposti da questa casa editrice statunitense: Fear Itself.

Il disegno della copertina di un volume di Star Wars disegnata da Stuart Immonen.

Dopo aver dato un accenno della sua biografia, entriamo nel vivo della recensione e passiamo alle considerazioni personali. Stuart Immonen è un’artista di grande talento e penso che le case editrici americane (grandi o piccole che siano) abbiano fatto un buon investimento su di lui.
Ho conosciuto questo disegnatore e fumettista grazie alla collezione proposta con il giornale La Gazzetta dello Sport ovvero “Le battaglie del secolo“, in cui i volumi numeri otto e nove sono appunto dedicati al crossover a cui lui ha partecipato ovvero Fear Itself, che abbiamo già recensito sul nostro sito. Sarò sincera: mi sono letteralmente innamorata del suo stile e, quando ebbi l’occasione di partecipare alla mostra intitolata “L’Incredibile Marvel“, sono rimasta assolutamente incantata dalle sue tavole, in quanto alcune di esse erano appunto esposte insieme a tante altre di altrettanti validi autori, disegnatori, fumettisti e sceneggiatori.
A titolo informativo questo artista non ha avuto solo a che fare con i supereroi, ma anche con i ribelli e una spietata dittatura spaziale e galattica. Si, sto parlando appunto di Star Wars, un’altra testata lanciata sempre dalla Marvel Comics e a cui questo disegnatore e fumettista ha lavorato (e penso che ci stia ancora lavorando).
E’ uno dei pochi artisti del continente americano che ho deciso di seguire e di prendere come d’esempio per imparare a disegnare.
Penso di aver detto tutto, quindi la nostra recensione su Stuart Immonen termina qui. A presto miei cari Sognatori e mie care Sognatrici e ricordate: “chi sogna, viaggia“.

Leggi anche: Fear Itself

Leggi anche: L’Incredibile Marvel